Potremmo chiamarla eco-music, coniando un neologismo musical-ambientale.

Andare a un concerto di Yosonu significa essere pronti a non vedere e sentire chitarre o batterie. Col passare dei minuti si capisce che non sono affatto necessarie. Al loro posto la fanno da padroni il corpo, barattoli di latta, tubi e perfino u’ bagghiolu, il secchio.

Il progetto solista di Peppe Costa, poliedrico e dinamico musicista – vibonese di nascita reggino di adozione – coinvolto in vari progetti musicali, dai generi quasi antitetici (metal, reggae, musica elettronica) che convivono e si compensano in lui allo stesso modo e tempo: «L’essere selvaggio, l’essere fuori dagli schemi, il sudore del metal vengono compensati dall’improvvisazione di Yosonu in cui non c’è uno schema prestabilito, in cui il concerto viene vissuto con concentrazione ma istintivamente» dice lui. Sono due aspetti che si muovono parallelamente ma che non si sovrappongono quasi mai.

Nell’ultimo periodo ha dedicato a questo progetto musicale anima e soprattutto corpo. È infatti a partire da questo che si sviluppa il suo lavoro sperimentale, dalla body percussion, a cui si unisce poi l’utilizzo della sua voce e l’uso di oggetti quotidiani che fuoriescono dalla consueta ordinarietà per rientrare in un risultato musicale sorprendente. Paletta e scopa, flaconi di detersivi, rasoio elettrico, bottiglie di plastica acquistano una nuova vita.

Nasce così una musica che non ha bisogno di strumenti, non sarebbe azzardato dire che provene quasi dal nulla. C’è a monte una grande passione musicale oltre a un’evidente esperienza musicale, che – come afferma Costa – è senza dubbio inconsciamente funzionale quando si trova a dover improvvisare ritmi e musicalità sul momento. È una musica istintiva, spontanea, assolutamente essenziale. Così come lo è Yosonu: unione tra la musica (prodotta) e se stesso. Una musica che non si caratterizza per l’elaborazione di ritmi singolarmente complessi, quanto invece nell’attenzione per il complesso degli stessi incastrati come un puzzle.

Il concerto tenuto al Teatro Primo di Villa S. Giovanni, realtà locale davvero interessante, è stato una fusione tra musica elettronica e acustica con un palco idealmente diviso in due. È stato come rivela il posto adatto per tentare di eliminare la distanza che il tavolo poneva tra lui e le persone. Ciò ha creato una serata ricca di risate, coinvolgimento del pubblico e curiosità.

Una musica a “impatto zero” che permette a tutti di guardare e sentire in modo atipico, con sguardo curioso.

Costa svolge anche una propria attività didattica con laboratori musicali in associazioni e nelle scuole dell’infanzia. Iniziativa e metodo di insegnamento al servizio della creatività ed individualità dei singoli. Oltre allo stimolante alternarsi di ritmo e musicalità in un’epoca in cui si cerca di omologare tutto, anche i talenti. Pazienza, lavoro su misura e coraggio: sono gli antidoti per far sì che un bambino non solo possa sentirsi tale senza timore di sbagliare una scala musicale, ma possa anche affinare la propria attitudine musicale, esplorando e stando insieme agli altri.

Dopo l’album GiùBox, prodotto in casa e rilasciato lo scorso marzo, è seguito un tour suddiviso in due parti e chiuso in Calabria. Dove Costa preferisce che le cose tornino e non partano. 13mila km percorsi in gran parte dell’Italia che hanno arricchito Yosonu, lo hanno reso più maturo e più completo per tornare nella sua terra, quella a lui tanto cara come si evince non solo dal nome scelto, ma anche dall’uso di filastrocche in dialetto.

Ricerca, sperimentazione, passione. Firmato Yosonu.