Era già successo. 12/07/2011, stadio di San Siro – Milano. Si chiamava “Progress Tour”, immediatamente da me ribattezzato  “Regress Tour”, visti i presupposti e successivamente l’atmosfera e gli stati d’animo.

Difficile da spiegare per una fanatica rockettara irriducibile come me.

I Take That tornano insieme e tornano in Italia, con il loro pop da me più volte demonizzato, minimizzato, bistrattato negli anni della maturità. “Non è il mio genere”, potrei archiviare sbrigativamente così il caso senza dover stare a illustrare l’evoluzione dei miei gusti musicali e artistici in questi decenni. E invece ero lì, in cammino da Piazzale Lotto alla volta del Meazza, con la mia riesumata fascetta con sù stampato il marchio inequivocabile di noi “Thatters” del primo scorcio degli anni ’90: la doppia T speculare racchiusa in un cerchio. Al mio fianco frotte di ex teen-agers, donne mature, tante mamme e sicuramente qualche grossa professionista di oggi. Tutte con lo stesso sorriso, la stessa euforia che scorreva sotto l’epidermide, la stessa luce negli occhi. Un gruppetto di queste indossava una maglia che la racconta tutta. C’era scritto: “OGGI HO 12 ANNI”. Erano ovviamente trentenni o su di lì.

Da qui la “regressione” di cui sopra. Eravamo 50.000, cinquantamila, che insieme tornavamo ragazzine, teen-agers urlanti, bambine come nel mio caso di “thatter” molto precoce!

E’ stato come attivare la macchina del tempo, una sensazione pazzesca! Gary – il mio Gary! – Howard, Mark, Jason e Robbie; sì, lui! Quel certo Robbie Williams che in una calda estate del 1995 aveva spezzato il cuore a qualche milioncino di persone abbandonando la band per poi diventare, da solista, tra le star indiscusse del panorama musicale mondiale. Ci sono tutti e 5, quelli che mi avevano fatto innamorare, piangere, sognare, strappare i capelli e spendere tutte le mie paghette in giornalini, gadget e musicassette che ho praticamente consumato ascoltandole. E’ in buona sostanza grazie a loro che ho imparato l’inglese!

Una botta pazzesca, inaspettata, lo ammetto! Non credevo che i “5 belli di Manchester” potessero essere capaci di ricatapultarmi con tale veemenza indietro nel tempo di 18 anni!

Un trip mentale allucinante! Che si è ripetuto 4 anni dopo. 13/10/2015; la scena del crimine è sempre la città della Madunina, ma San Siro ha lasciato il posto al Mediolanum Forum d’Assago. I Take That sono rimasti in tre, orfani di Robbie, ancora una volta 20 anni dopo, e di Jason. Gary – il mio Gary – naturalmente c’è sempre, voce e autore storico dei Fab Five.

Anche la nostra formazione è leggermente modificata, rispetto al 2011. Io, Roby e Silvia ci siamo sempre, sono state proprio loro, le mie cuginette milanesi, ad iniziarmi ad “Thatterismo”, ormai 22 anni fa. Anche Nadia è presente come nella notte di San Siro, manca solo Marty, emigrata, ironia della sorte, proprio nella patria dei Take That, sostituita, ahilui, dal buon Dario, fidanzato dal cuore grande vittima delle passioni pre-adolescenziali della sua donna.

Lo scenario è sempre quello: le ex teen-agers e bambine di piazzale Lotto sono ancora più grandi, 4 anni in più. C’è persino qualche bimbo alla mano della mamma “thatter”. Le fascette col marchio, l’euforia, la luce negli occhi, i gridolini di impazienza, c’è tutto.

Ci siamo noi, cugine così lontane geograficamente ma così vicine. E realizzo che anche questa volta i Take That ci hanno riunite, avvicinate intellettivamente e fisicamente, proprio come quando eravamo piccine: 13 anni Roby, solo 7 io e Silvia, 1200 i km che ci separavano per gran parte dell’anno, ma quella comune passione sfrenata che ci ha accompagnate fino al 1996, annus horribilis dello scioglimento, e che, santiddio, prosegue ancora oggi che di primavere sul groppone ne abbiamo 36 l’una e 30 le altre!

E fa niente se Roby ha un marito e tre cani ad aspettarla in villetta, io sono la seriosa dal cuore rock e Silvia gira il mondo in cerca di concerti metal e ha qualche teschio tatuato qua e là sulla pelle. Al Forum d’Assago saltavamo, strillavamo, cantavamo a squarciagola canzoni imparate 22 anni fa, ci abbracciavamo commosse e felici come le bambine che eravamo. E piangevamo. Sù, ammettiamolo, piangevamo!

I Take That sono stati, sono e resteranno un “fenomeno”. Di costume, sociale e musicale in quei mitici primi anni ’90 e continuano ad esserlo adesso, nel 25° anniversario della loro fondazione, per noi ragazze degli anni Novanta che grazie a una melodia, un ritornello, un volto seppur con qualche ruga in più, un balletto, riusciamo a viaggiare nello spazio e nel tempo verso sensazioni mai dimenticate.

E cantano bene, a chiusura di spettacolo, Gary – il mio Gary – Howard e Mark: “Never Forget”. Non posso mai dimenticare i miei anni da Thatter, quando avere un idolo di carta era così emozionante e sognare di incontrarlo era il massimo che potessi aspettarti dalla vita.

Gary – il mio Gary – Mark, Howard, Jason e Robbie sono come amici d’infanzia, compagni dei miei pomeriggi davanti alla tv e co-autori dei miei imbrattatissimi diari scolastici e rivederli è sempre un piacere, sempre un’emozione. Sono convinta che anche loro, insieme a me, tornino indietro nel tempo a ricordare “when we adored the fabulous, (…) in the moment of grace, (…) when everything was what it seemed (…)and every day was how we dreamed…” *

WHEN WE WERE YOUNG.

* da “When we were young” dei Take That, 2011