Nella vita viaggiare aiuta a capire, così in questo post ti racconterò un’esperienza che mi ha segnato molto: sono entrato nel campo di concentramento di Auschwitz Birkenau e Auschwitz I.

È stata dura, te lo dico in tutta franchezza.

È stata dura vedere con i miei occhi.

Perché finché guardi un bel documentario – fatto bene – alla televisione, finché studi sui libri di scuola… beh, tutto ti appare lontano, un po’ offuscato. Quasi non reale.

Ma entrarci è tutta un’altra cosa.

Ti cambia la vita vedere i luoghi dove si è consumata una tragedia immane.

Tutte quelle pietre, quei muri, quei fili spinati sembra che portino ancora i segni della sofferenza di chi c’è stato. Di chi lì è morto.

Appena sono entrato al cosiddetto Auschwitz I (uno) mi ha colpito il silenzio.

Era uno strano silenzio, che tutti rispettavamo.

Ed eravamo tantissimi visitatori, provenienti da tutto il mondo.

In quel posto – più di 70 anni fa – ebrei, zingari, oppositori politici, donne, bambini furono sterminati.

Eppure la sensazione che ho provato è di una eccezionale attualità.

Sembrava che fosse successo ieri: sembrava di vederli (grazie anche a moltissime immagini di quel periodo che accompagnano la visita ai luoghi) e di sentirli in quell’incredibile silenzio.

birkenau

Poi mi sono spostato di un paio di chilometri per arrivare al secondo campo di concentramento detto Auschwitz II o Birkenau.

Tutti nella vita ci dovrebbero andare nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Un luogo immenso. Un territorio sconfinato senza nulla attorno.

Solo distese di prigioni, i binari ferroviari, i forni crematori e le camere a gas.

Intorno… il nulla.

Ho raccolto qualche dichiarazione di chi ha vissuto con me questa esperienza.

All’inizio del video c’è il canto dello Shema. Un canto ebraico, in un luogo simbolo, la sinagoga di Tarnow in Polonia. Quasi interamente distrutta dai tedeschi che proprio da questa cittadina vicino Cracovia deportarono oltre 1000 ebrei.

La mia sensazione è che tutti dovremmo andare – anche più volte – in questi luoghi. Per ricordare non solo un pezzo di storia, quello che è accaduto tanti anni fa.

Ma non soprattutto per avere sempre presente davanti agli occhi ciò di cui è capace l’uomo.

Quando perde il senso della vita.