Riaccendere la luce attraverso la magia dell’arte

Di seguito troverete gli obiettivi e le speranze di Emanuel, giovane artista che invita i lettori a riaccendere la luce persa nella cupezza della pandemia.

Ciao, sono Emanuel! Ho 21 anni, abito a Mendicino (CS) e sono un attore emergente della scena calabrese, oltre che uno studente di psicologia.

I miei interessi sono molteplici, ma come avrete già intuito, calarmi nei panni di qualcun altro o qualcos’altro – oltre che comprendere ciò che frulla nel cervello umano – è il motore che alimenta il sogno di affermarmi nel posto dove tutto diventa possibile: il teatro.

Come sarà? Di certo non come prima. L’arte è un riflesso del nostro tempo e gli artisti delle semplici marionette.

Mi aspetto un rinascimento teatrale e cinematografico, due mondi che più di altri hanno subito questa totale chiusura. Mi aspetto che il valore del “live” non si fermi alla frivolezza e alla bassezza delle chiacchiere da bar, che qualcuno – prima o poi – si impegnerà a riaccendere la luce.

6 gennaio 2020, un paio di mesi prima che il mondo si fermasse. È uno scatto significativo perché in esso vedo il contrasto tra le fioche luci che riflettono a terra e il nero delle tende, che sembra quasi personificare l’oscurità che stava per avvolgere non solo il nostro grande pianeta ma anche il mio piccolo pianeta. La cosa bella che raffigura questa foto è che, però, la luce dell’arte non si spegne del tutto ma rimane per sempre dentro quel luogo, in attesa di quel giorno in cui potrà risplendere come un tempo.

Prima che scoppiasse la pandemia e che entrassimo in lockdown, facevo parte di una produzione teatrale che abbracciava alcuni attori fenomenali come i noti Stella Egitto e Lorenzo Richelmy. Per me, tornare alla normalità significherà proprio ritornare a vivere su quel palco, a provare dieci o dodici ore al giorno, a tornare a casa così stanco da non riuscire a togliermi i vestiti prima andare a dormire. E poi chissà, debuttare sui grandi palcoscenici e andare in tournée.

Questo periodo – nonostante i danni socio-economici che ha causato – ha anche avuto i suoi lati positivi, in quanto ha permesso di riflettere sulle mancanze, su ciò che prima faceva parte della nostra quotidianità e ci sembrava così scontato da essere a volte anche sminuito.

Se a un artista come me vengono tolti i mezzi per esprimersi, deve ricercarne di nuovi e trovare un modo per riaccendere la luce.

Io ho colmato la mancanza del palco teatrale attraverso la scrittura e il canto. Ho riposto le mie speranze nel fatto che prima o poi sarei tornato a fare ciò che più amo e intanto mi sono fatto accudire dalla scoperta di inedite capacità narrative che, probabilmente, non sarebbero mai emerse se non ci fosse stato questo ormai abbastanza lungo periodo di clausura.  

Dopo questo momento voglio raccogliere i frutti della mia creatività, della luce che ho alimentato dentro me.

Non voglio essere la copia di nessuno, voglio diventare un volto originale della scena teatrale (e non solo), colmare le mie lacune e dimostrare a me stesso che se sto vivendo su questo pianeta in questo periodo storico non è un caso o frutto di un destino prestabilito.

Il consiglio che mi sento di dare a tutti i lettori è quello di fermarsi, dire: “Ok, adesso voglio capire cosa voglio diventare da grande, quali pulsioni sono in grado di valorizzare la mia persona”. E se davanti a te troverai un muro non devi per forza scavalcarlo e tirare dritto, ma magari accarezzarlo e camminare in sua corrispondenza.

Paolo Mazza
Studio Scienze della Comunicazione all'Università della Calabria e sono un amante dello sport e della musica. Mi piace ascoltare le persone, un po' meno parlare. Penso di avere buon gusto in molte cose e...amo osservare il cielo e il mare.

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