Più umanità e meno superficialità: questa sarebbe la più grande conquista

Ascoltare. Mai come in questo periodo di pandemia stiamo scoprendo quanto difficile sia ascoltare e farsi ascoltare. Provatelo a chiedere a un padre di famiglia che sopravvive grazie allo sport amatoriale o a un qualsiasi ragazzo che ama divertirsi su un campo da calcio. In questi mesi si sono visti privare di una ragione di vita, sia a livello prettamente monetario sia a livello psicologico. Ecco che allora il racconto di Marco ci spinge a rivalutare l’arte dell’ascolto, fatta di più umanità e meno superficialità.

Ciao, sono Marco, ventiduenne di Conflenti (CZ). Gioco a calcio nella Morrone, compagine del campionato di Eccellenza, e allo stesso tempo studio Economia, Finanza e Business. Questi due mondi costituiscono le mie passioni più grandi, insieme al viaggiare.

Credo che nel momento in cui rientrerò in campo e vedrò sugli spalti i tifosi mi ricorderò cosa significa vivere davvero.

Momentaneamente noi sportivi non professionisti stiamo soffrendo; soprattutto al Sud, lo sport – a livello giovanile e amatoriale – vive di passione, condivisione ed emozioni. Il calcio dilettantistico, in particolare, ha forte valenza sociale, il che permette che sempre più squadre effettuino investimenti importanti e permettano ai calciatori dilettanti di sopravvivere, quantomeno, grazie allo sport.

Parlo a nome di una fetta importante dei miei colleghi più esperti, che grazie allo sport mantengono la propria famiglia, e di giovani ragazzi come me che vogliono pagarsi gli studi universitari e rendersi indipendenti. È questa categoria di persone che chiede di essere maggiormente ascoltata. Con più umanità e meno superficialità.

Il calcio, però, non è l’unica cosa che mi manca.

Sono un ragazzo che ama vivere di socialità e ama muoversi continuamente, alla ricerca di nuove esperienze. Penso che la mia generazione sia una di quelle che sta risentendo maggiormente gli effetti della pandemia; noi ragazzi stiamo vedendo gli anni più belli della nostra vita volare via.

Mi manca non poter incontrare gli amici che ho sparsi un po’ per tutto il mondo. Da quando ero piccolo, infatti, ho sempre giocato lontano da casa mia instaurando bellissimi rapporti e conoscendo nuovi posti.

Una cosa di cui proprio non posso fare a meno è il mare. Per me è la terapia per eccellenza, così come lo è il gioco per i bambini.

Quando torneremo alla normalità imprecherò per aver dimenticato la mascherina una volta uscito di casa, salvo poi ricordarmi che non serva più.

Scherzi a parte, credo che ci sia un iniziale senso di disorientamento verso le nuove abitudini che si sono venute a creare. Al contempo, penso che tutte le celebrazioni di cambiamento cessino nel momento in cui si torna alla normalità. La maggior parte di noi, probabilmente, farà finita che non sia successo nulla e non farà tesoro di ciò che questa brutta parentesi sta cercando di insegnarci.

Detto ciò… carpe diem: quando tutto sarà finito non voglio e non posso più perdere tempo.

Qualsiasi cosa avevo in mente di fare la farò, costi quel che costi. Durante questo lockdown credo di aver scavato a fondo dentro me stesso e di essere giunto a delle verità che non avrei compreso se fossi stato immerso nella routine.

Ho capito che una persona è molto di ciò che appare e che la maschera che ti attribuisce la società, o che nella peggiore delle situazioni ti crei da solo, ti allontana dalla tua essenza e dalla felicità in generale.

Ho capito l’importanza dei sogni, di quanto essi siano preziosi.

In virtù di tutto ciò, il consiglio che mi sento di dare a tutti è quello di riflettere sulla marginale importanza che ha il denaro rispetto ai rapporti interpersonali e al tempo. Vorrei che tutti capissimo che, a un certo punto della nostra vita, la felicità dipenderà dai nostri ricordi, dalle nostre esperienze e da tutte quelle persone con cui abbiamo condiviso qualcosa.

Poi, vorrei che i lettori riflettessero sull’aspetto psicologico, su cui il virus sta, purtroppo, avendo degli effetti catastrofici. Bisogna prestare attenzione, in particolare ai ragazzi, saperli ascoltare e aiutare nei modi più opportuni ed efficaci. In molti provano vergogna nel farsi aiutare da uno specialista per paura del giudizio delle persone e tutto ciò ha delle conseguenze disastrose.

Ascoltare: questo è il mantra, oggi più che mai.

Paolo Mazza
Studio Scienze della Comunicazione all'Università della Calabria e sono un amante dello sport e della musica. Mi piace ascoltare le persone, un po' meno parlare. Penso di avere buon gusto in molte cose e...amo osservare il cielo e il mare.

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