Pazzi o persone? Il liceo classico di Reggio si interroga sulla malattia mentale

Pianoforte

Un pianoforte con un tasto rotto è uno strumento che non suona completamente. Uno strumento guasto. La cui melodia risulta parziale, interrotta.

Come la vita di un malato di mente.

Simone Cristicchi usò la metafora del pianoforte col tasto rotto in Ti regalerò una rosa, canzone vincitrice del festival di Sanremo 2007. Il cantante l’aveva ascoltata dalla viva voce di Antonio, un uomo rinchiuso da quando era bambino nell’ospedale psichiatrico di Girifalco, in Calabria.

Un uomo innamorato di Margherita, l’unica in grado di capire il suo amore.

L’unica a non considerarlo un pianoforte con un tasto rotto.

Il tema della malattia mentale è al centro del progetto dell’associazione Civitas per quest’anno scolastico. Da tre anni Civitas opera nelle scuole superiori di Reggio Calabria per sensibilizzare i giovani su tematiche riguardanti la cittadinanza e la legalità. Quest’anno la tematica affidata al nostro istituto è quella dell’inclusione.

Così il nostro liceo – il classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria – ha deciso di occuparsi di inclusione riferita in modo particolare ai malati di mente, soprattutto mettendo in evidenza la realtà degli ospedali psichiatrici ed entrando in contatto anche con alcune case di accoglienza.

Tra queste, casa Corigliano. Una struttura che ospita molti malati in precedenza rinchiusi nei manicomi.

In precedenza. Ovvero fino al 1978, quando lo psichiatra Franco Basaglia stimolò l’entrata in vigore di una legge che rendesse più umano il rapporto tra coloro che curano e i malati, restituendo loro la dignità che gli spetta. Prima i pazienti erano soltanto dei pazzi, oggetto di violenze di ogni tipo e trattati come animali.

La legge Basaglia venne introdotta in tutta Italia e rappresentò un grande cambiamento per l’umanità intera.

Il sogno di Antonio oggi – a distanza di 38 anni – è una realtà: essere riconosciuto per i suoi sentimenti.

A noi studenti del liceo, attraverso questo spunto, il compito di accogliere e prestare attenzione ai più deboli e bisognosi.
Vogliamo considerare gli ammalati psichici, dopo anni di maltrattamenti, esseri umani nonostante le loro problematiche e non come esseri da emarginare, infelici, impossibilitati a capire e amare.

Nessuno mai dovrebbe privarli della dignità.

Sono persone. E non pianoforti con un tasto rotto.