Nessuna entrata per lungo tempo. Come fanno a vivere alcuni commercianti

Molti lavori a causa della pandemia hanno subìto una sospensione. Come si fa a vivere senza entrare, quali misure adottare per andare avanti? T’invito a leggere la lettera di Domenico, un commerciante che racconta la sua esperienza e la sua strategia per andare avanti durante questo periodo.

Mi chiamo Domenico, ho cinquanta anni e sono di Vibo Valentia (VV). Sono un commerciante e ho una ditta individuale.

Ricordo un po’ i primi tempi della pandemia, a marzo del 2020: tutte le incertezze e i vari casi di contagio, le morti incalzanti, fino ad arrivare praticamente al blocco totale.

È stato un momento molto duro, anche se l’attività commerciale che gestisco è già da tempo provata da crisi economiche e da mercati concorrenziali.

Considerando l’incertezza riguardo a quanto questo periodo sarebbe durato, il fatto di aver ricevuto l’ordine di non aprire il negozio, quindi di non poter avere nessuna forma di guadagno…

È stato come sentir mancare la terra sotto i piedi e sprofondare.

Ritrovarsi in famiglia è stato un po’ ritrovare un “porto sicuro”, dove stringersi con i propri cari e sostenersi a vicenda.

Dopo una prima reazione di sconforto e dopo aver visto anche il prodigarsi di tante persone che mettevano a repentaglio la loro vita – dai medici agli infermieri – ai semplici netturbini che continuavano il loro lavoro.

È scattato qualcosa dentro di me.

Non potendo fare niente di concreto all’esterno, con la mia azienda ho cercato di diventare più presente sui social network e sul web, mettendo in campo un progetto che da tempo era rimasto sospeso, ovvero un sito internet.

Per realizzarlo, ho impiegato parecchio tempo ed energie, fino a spingermi anche a una mini inaugurazione dell’attività trasmessa in diretta via social.

Dopo il lockdown c’è stato una fase di incremento del lavoro, di parziale ripresa, anche se estremamente precaria è confusa.

Poi l’alternanza delle diverse “colorazioni” in regione – ora gialla, ora arancione, ora rossa – i vari blocchi e le conseguenti riaperture hanno reso il mio lavoro ancora più frammentario e precario.

L’aiuto dello Stato è servito, ma non è stato sufficiente. Serve ben altro per poter portare avanti un’attività commerciale e una famiglia che ha bisogno di sostenersi da sé.

Si sono presentate in famiglia delle nuove opportunità di lavoro, cercando di diversificare e ampliare le nostre entrate, stiamo con tutte le forze e tutti i sacrifici possibili puntando a concretizzarle.

Ad affrontare questo periodo, oltre alla mia famiglia, mi hanno aiutato la fede, credendo che anche in questo periodo c’è un Dio che ti ama immensamente; gli amici, in qualche modo presenti virtualmente e disponibili ad aiutarci l’un l’altro; lo Stato, in qualche modo presente ad affrontare qualcosa di mai visto.

Sicuramente, le cose che mi sono mancate di più, sono state il calore umano, i rapporti con le persone, il senso di una stretta di mano, un abbraccio.

Sono un amante del teatro, infatti faccio parte di una compagnia teatrale. Non poterci andare, ma soprattutto non poter fare teatro (se non in forma virtuale) è davvero triste, diciamo che questa versione online della recitazione è stata solo un palliativo.

Trovare il senso di una situazione del genere non è facile.

Certamente mi ha dato modo di pensare e di scendere in fondo all’anima a cercare quelli che sono i veri valori della vita e magari mettermi di fronte al fatto che tante cose hanno un valore di cui non mi rendo conto, fin quando non vengono meno.

Se fossi davvero intelligente, dopo questo periodo, metterei a frutto quello che sono stati i vari pensieri durante la pandemia, dando più valore ai rapporti, alle cose semplici come una banale pizza con gli amici.

Non mi sento di dare consigli a chi legge, se non come quelli che do a me stesso e che cercherò di realizzare.

Sono convinto di una cosa: non c’è pandemia o catastrofe che non si possa superare, fino a quando ci sarà un’accoglienza reciproca, uno stare attento all’altro.

Insieme possiamo affrontare qualsiasi cosa.

Immagine dei camion dei militari a Bergamo durante l’emergenza Covid-19

Questa è l’immagine che mi porto dentro di questo periodo, un’immagine di coloro che l’hanno pagata di persona, che non ci sono più.

Questo è il vero dramma della pandemia, per tutto il resto c’è e ci sarà una soluzione.

Laura Mascellino
Sono una studentessa di Scienze della Comunicazione. La fotografia è sempre stata una delle mie più grandi passioni. Mi piace viaggiare e andare ai concerti. A volte penso troppo e sono una perfezionista, ma dovete amarmi così come sono.

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