Spesso noi umani siamo cosi presi da mille impegni, commissioni, pensieri, da diventare superficiali. Superficiali in merito alle bellezze delle natura, a ciò che Dio con la sua meravigliosa mano ha ideato.

Questa riflessione mi fu fatta presente tempo fa da un prete di una parrocchia vicino casa, durante un omelia. Il concetto mi face particolarmente pensare: “Io anche sono superficiale?”. Inizialmente il quesito sembrò non trovare risposta, allora decisi di seguire il suggerimento del parroco: soffermarmi ad osservare un semplice scenario della natura per un attimo e provare a capire quali sensazioni ed emozioni evoca questo in me.

Il pensiero in un paio di giorni scivolò via dalla mia mente fino a un pomeriggio di primavera. Dato il sole splendente di quella giornata decisi di fare una passeggiata in spiaggia sul tardo pomeriggio. Mentre ero sulla riva mi balzò in testa quell’ormai passata riflessione del prete; provai cosi a sedermi sulla sabbia, ancora riscaldata dal sole, chiusi gli occhi e provai a lasciarmi andare al fruscio delle onde del mare, a quel rumore lento e sistematico, che sembrava quasi voler portar via i miei pensieri negativi. Dopo qualche minuto riaprì gli occhi è come per incanto il tramonto, riflettendo sull’acqua aveva creato un gioco di colori e sfumature a gradazione, tra rosso, arancio e rosa; il sole ancora infuocato nascosto quasi del tutto tra le alte montagne emanava una luce di un chiarore particolare.

Guardare quello scenario straordinario, ha scaturito in me una miriade di sensazioni: ho provato un senso di libertà immenso, una pace interiore mai avvertita prima. Solo in quel momento capii cosa volesse dire il parroco; solo in quell’istante riuscì ad ammettere a me stessa di essere stata superficiale per tutto questo tempo e di essermi così persa la bellezza di un panorama mozzafiato, una delle poche cose belle ormai rimaste in natura.

All’apparenza questa mia esperienza può sembrare banale, in realtà però ha favorito in me una grande crescita. Dal giorno della veduta di quel tramonto ho imparato a guardare oltre ciò che comunemente appare di fronte ai miei occhi; ho imparato a soffermarmi ad osservare più in fondo e con più consapevolezza ciò che mi circonda, a contemplare la bellezza della natura e pensarla come frutto del “lavoro” di Dio.

Il messaggio più profondo che ho percepito attraverso questa esperienza è che l’uomo a volte dovrebbe mettere da parte le proprie vicende quotidiane e gli aspetti effimeri della vita e concentrarsi sulle piccole cose, su ciò che ancora di semplice resiste, in questa società che propina  ideologie sempre più basate su aspetti politico-economici e che promuove messaggi volti alla superficialità.

Chiara Praticò 5 DSU Liceo delle scienze umane “Gullì” di Reggio Calabria