Il treno ha accompagnato molti dei momenti più importanti e significativi della mia vita e forse anche per questo nutro una profonda passione per il mezzo su rotaia.

In treno sono partito per l’indimenticabile GMG del 2000, quella storica del Giubileo e di Giovanni Paolo II.

In treno ho affrontato il viaggio interminabile per la GMG del 2005 a Colonia con Benedetto XVI.

Viaggi fugaci in treno e a causa dei treni mi hanno portato a Roma sul finire del 2004, quando approfittai per “imbucarmi” in una delle ultime udienze di Giovanni Paolo II.

E ovviamente in treno mi accingevo a partire la sera del 18 marzo 2013 per assistere la mattina seguente alla messa di insediamento di Papa Francesco eletto appena alcuni giorni prima.

Nella testa tornava prepotentemente un verso di un canto ripetuto centinaia di volte e imparato proprio in occasione della GMG del 2000:

“da mille strade (in questo caso ferrate) arriviamo a Roma”.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Gli eventi delle settimane precedenti erano stati decisamente unici e sbalorditivi: prima l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, evento più unico che raro nella storia contemporanea.

Poi la sua partenza dal Vaticano e infine il conclave seguito con attenzione e grande attesa fino all’elezione inaspettata di un cardinale poco conosciuto dalle masse.

Jorge Maria Bergoglio si presenta in piazza San Pietro e subito stupisce il mondo!

I giorni del conclave e quelli immediatamente successivi all’elezione li passo davanti alla televisione, prima per scoprire chi sarà il nuovo e atteso pontefice e poi per conoscere meglio questa persona umile ma forte venuta “quasi dalla fine del mondo”.

La data per il suo insediamento è fissata per il 19 marzo, festa di San Giuseppe e fortunatamente io sono di riposo dal lavoro per quel giorno.

Non ci penso troppo: è un momento troppo importante per perderlo senza un valido motivo.

Programmo rapidamente il viaggio, mi metto d’accordo con il mio amico Giando che si trova a Roma per lavoro e faccio i biglietti.

Ecco quindi che mi trovo alla stazione di Verona Porta Nuova in partenza con l’Intercity Notte per Roma.

Passa rapidamente l’ennesima notte in cuccetta cullato dal dondolio del treno e con la fretta di arrivare al più presto in piazza San Pietro.

Ho appuntamento con Giando alla stazione di Roma Tiburtina all’alba e subito corriamo in metropolitana verso il Vaticano.

Arriviamo che è ancora mattina presto ma già la gente si accalca verso la piazza. La nostra “partenza intelligente” non è stata sufficientemente tempestiva per prendere “un posto in prima fila”. Con calma ed entusiasmo ci sorbiamo le code mattutine dentro una fiumana di gente proveniente da ogni angolo dell’Italia e non solo. Finalmente arriviamo in piazza e riusciamo a ricavarci un po’ di spazio all’interno del colonnato del Bernini sul lato destro guardando la basilica.

Una grande folla già occupa buona parte dello spazio disponibile.

Si vedono bandiere degli stati di mezzo mondo e striscioni che indicano provenienze disparate. È bello stare in mezzo a tutta quella gente festosa ed entusiasta: è una grande festa per tutta la Chiesa Cattolica, come già era successo in tutte le esperienze che avevo citato all’inizio. Dobbiamo avere ancora un po’ di pazienza prima dell’inizio della celebrazione ma la giornata è splendida e non smettiamo di guardarci intorno.

Poi finalmente inizia la celebrazione.

La “papamobile” inizia a girare per la piazza passando fra i settori zeppi di folla e per un attimo, tra le mani festose della gente che lo accoglie, Francesco passa anche a poca distanza da noi.

È una gioia fortissima vederlo così vicino (la foto sopra l’ho scattata proprio io) quasi a poterlo chiamare e ricevere un sorriso. Il suo giro fra la folla di piazza San Pietro dura moltissimo, per passare davvero ovunque e sentirsi vicino alle migliaia di persone accorse da ogni parte.

È soltanto la prima occasione, successivamente – come raccontato in questo altro post – papa Francesco sarà vicino ai giovani nella Gmg di Cracovia nel 2016.

Seguo con gioia e speranza la Messa e in particolare l’omelia e subito mi colpisce il modo semplice ed efficace di parlare del nostro nuovo Papa: «Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio».

Così è iniziato un nuovo periodo per la Chiesa, adesso guidata da questo pastore proveniente dalla fine del mondo, lo si avvertiva già quel giorno e nei mesi successivi avremmo assistito alle novità sbalorditive che ha introdotto in tutti gli aspetti e soprattutto al riavvicinarsi alla fede (QUI il racconto di alcune persone che hanno incontrato nella loro vita Gesù Cristo, con fatti concreti) da parte di molti che erano lontani, colpiti dall’umiltà dei piccoli gesti e dalla semplicità di quest’uomo ma anche dalle parole di speranza e di perdono per ciascuno.

Sembra passata una vita e, invece, è appena trascorso il primo anno di pontificato.

Massimiliano