Sono una ragazza che si sorprende facilmente, che ama gioire delle piccole cose della vita, di ogni momento che regali attimi di pura felicità, così nel tempo ho anche capito che studiare musica da bambina mi ha formato come persona.

Sono molto sensibile e credo che la cosa più importante nella vita sia saper sorridere in ogni momento per trovare la forza di superare qualsiasi difficoltà.

E proprio questa forza di cui parlo, io l’ho trovata nella musica. La musica mi salva continuamente, ogni giorno, facendosi amare e odiare allo stesso tempo, sempre. La musica è diventata per me l’ancora a cui aggrapparmi, un sentimento potente, esplosivo, pronto a scoppiare ad ogni minima nota. Come tutti i sentimenti, ha avuto bisogno di tempo, tanto tempo per fortificarsi, per farmi capire di essere diventata parte integrante della mia persona e del mio animo.
La musica è etica, moralismo, passione. Ma è anche violenza travolgente, assassina, quasi regina di emozioni. Si inizia lo studio di uno strumento per gioco, da bambini, mescolando la tecnica strumentale al divertimento, cercando stratagemmi per amare un pezzo di legno, per farlo risuonare sul calore delle note, ognuna diversa dall’altra. La musica è un linguaggio, un linguaggio assurdamente magico e misterioso. Si parla, attraverso la musica. Si riesce ad arrivare dove le parole non sono in grado. Si costruiscono scenari immaginari, dentro le melodie, si fanno lunghi viaggi incastrando una nota dentro l’altra e alla fine di un pezzo, di un brano, di un concerto, è sempre una delusione ritrovarsi “con i piedi per terra”. Si rimarrebbe a suonare per ore, assaporando ogni nota come se fosse l’ultima, godendo del sogno ad occhi aperti che si vive, amando il suono che si crea spudoratamente, senza diniego, senza vergogna. E’ incredibile come ogni musicista sappia amare incondizionatamente quello che fa. Non è un’attività nella norma. Puoi scegliere di abbandonare il calcio, o la piscina, o la pallavolo in qualsiasi momento, per mancanza di tempo, per problemi personali, per qualsiasi ragione. Ma non puoi scegliere di abbandonare la musica, perché ce l’hai nel sangue. Scorre nelle vene, come linfa negli alberi, rinnovandosi ad ogni ora che si passa con lo strumento in mano, rigenerandosi ad ogni nota, in quella ricerca costante che per un musicista è la perfezione. Perfezione intesa come spirito. Perfezione come modo di essere. Perfezione come vita. Perfezione quando si avverte di essere nel posto giusto al momento giusto. Ci si sente a casa, al sicuro, protetti da quelle note che pongono le basi per un Paradiso Terrestre, un Eden nascosto dentro i meandri più oscuri del cuore, che si nasconde costantemente dietro quello che siamo ogni giorno.

Un musicista non si riconosce mai. Sbaglia chi pensa che i musicisti non abbiano vita sociale (leggi cosa scrivono di me i miei compagni di classe), chi pensa che siano fondamentalmente radicati alla dimensione musicale dimenticandosi del resto. Con la musica ho personalmente imparato ad essere poliedrica. A osservare tutto da prospettive diverse tra loro, mettendo tutto sul giusto piatto della bilancia. Ho imparato a giudicare, a mantenere uno stretto contatto con cos’è giusto e un contatto ancora più stretto con cos’è sbagliato, per allontanarlo al momento giusto. La musica è una madre, la musica mi rende felice! La musica mi ama, e io amo lei. In un rapporto la reciprocità è importante. Con la musica è un continuo scambio. Lei dà a me, e io a lei. Lei cerca per me gli attimi migliori, le soddisfazioni più grandi, e io gliele regalo immacolatamente, eseguendo i suoi “ordini” a perfezione, impegnandomi, considerando ogni brano una sfida, un’esortazione a fare sempre di più. E’ amore. Sincero.

A volte la odio. Odio la cosa che più mi rende felice. E non nego che è un odio disperato e per certi versi alienabile. La detesto, ci litigo, me ne allontano. Non ci penso, cerco di dimenticarmela, di condurre una vita senza di lei ma, funziona come una calamita: mi attrae, continuamente. E lo sento nel cuore, quando è ora di tornare da lei, quando l’allontanamento è stato più grande delle mie previsioni. Sorrido nel guardare quel violoncello come si guarda un’amante. Lo accarezzo, come a voler fare pace con lui, lo prendo in mano e poso l’arco sulle corde. Nell’anima, si muove qualcosa. E’ il calore che ritorna, la vita che ricomincia, come se si fosse fermata nell’oblio di qualche semplice e misero giorno. Eppure, sento ugualmente la passione indiscutibile che riappare, che strepita, che urla la sua felicità di trovarsi ancora una volta sulle mie dita, che esplode, scoppia di nuovo e allora la amo, la amo come prima e anche di più, la musica.

Ma la musica mi rende felice. La musica mi insegna continuamente. La musica mi suscita emozioni e stati d’animo continui, perpetui, incancellabili. Il tempo si ferma, ne perdo la cognizione, muovo quelle dita sulla tastiera, quell’arco sulle corde e divento pittrice di quadri mai tinteggiati, chiudo gli occhi e sogno, nota dopo nota, e dentro di me sento quel calore e quel sentimento che si prova solo quando si è felici, con corpo e mente. La scelta si fa ardua e dura quando il tempo non basta mai, per la scuola, per vivere l’adolescenza al meglio, per non sprecarne neanche un attimo. C’è il perenne rischio di cadere in tentazione, di preferire un’uscita con gli amici o una serata al cinema anziché ore ed ore di studio puntato.

A volte, anzi spesso, si sbaglia. E il senso di colpa attanaglia le viscere come un serpente. Come quando si litiga con un caro amico e si vuole chiarire, ma non si trovano le parole e non se n’è in grado. Per chi vuole mirare in alto, è una continua battaglia. Una sfida contro se stessi, contro le, seppur normali, distrazioni umane.

La musica è il sole della mia vita. E’ una felicità continua. Una fonte inesauribile di emozione, di sentimento, di calore. La musica mi rende felice, e io rendo felici gli altri grazie a lei!

Ludovica Cordova I D Liceo Classico “T. Campanella”