Non credo di poter dire con certezza, per le mie sole quattordici estati, cosa sia la felicità.

Così sono andata a cercare la definizione sul dizionario. C’è scritto: Avvenimento o stato conforme ai desideri.

Ma, per una volta, non sono d’accordo con il mio vocabolario. Non perché credo che ciò che vi è scritto sia sbagliato, solo penso che dietro la parola felicità vi sia molto di più.

La felicità non è conforme ai desideri, non è qualcosa che ci si può aspettare. Piuttosto, io la paragonerei a un’onda.

Di quelle che quando guardi la superficie cristallina del mare, non ti accorgi che sta arrivando. Poi, pian piano l’acqua si increspa, sempre di più.

La felicità è un’onda che si infrange sulla spiaggia e trascina con sè i ciottoli nelle profondità degli abissi. E noi siamo questi ciottoli. La felicità ci sballotta di qua e di là, strappandoci dalla nostra riva. Dalla nostra monotonia, dalle nostre convinzioni.

Possiamo toccare il fondo, per poi risalire. Prendere finalmente una boccata d’ossigeno… La felicità non è educata, non chiede il permesso per entrare nelle nostre vite, ci entra e basta. E magari te la ritrovi un giorno fuori dalla scuola, con un’aria disinvolta e un sorriso che ti fa tremare le gambe.

È impulsiva, prepotente. Anche se la volessimo tenere distante, trova il modo di avvicinarsi. Fa di testa sua. La felicità, forse, più che una singola onda… è come il mare. Non gliene importa niente se non sai nuotare. Ti sommerge, completamente.

Si diverte anche a farsi desiderare. Quando la aspetti, impaziente, diventa una signora dispettosa, di quelle che agli appuntamenti si fanno attendere per ore, che a noi sembrano anni. La felicità è lunatica. Un giorno può capitare che ti sorrida e sia gentile, quello dopo che nemmeno ti rivolga la parola. Non sai cosa aspettarti.

Ma non è per questo che d’estate ci divertiamo a prendere gli schizzi d’acqua sul bagnasciuga? Non è proprio per la loro imprevedibilità, per i brividi che ci provocano? La felicità porta con sé il cuore che batte forte e la voglia di amare. I sorrisi che nascono all’improvviso. Quella sensazione per cui sembra di volare, di poter dimenticare per un po’ i problemi e le preoccupazioni. Poi, ovviamente la felicità è soggettiva. Perché, d’altronde, ognuno ha le sue inclinazioni e i suoi desideri personali.

Potrebbe essere la sicurezza che si prova nell’essere tra le braccia della persona amata. Un’alba. Un tramonto. I gelati con gli amici. Le uscite il sabato sera. Gli sguardi sfuggenti. I primi baci. Le corse sotto la pioggia. Quando hai paura che la professoressa ti interroghi il giorno in cui non hai studiato e invece non chiama il tuo nome. Il profumo della pasta al forno. Leggere. Scrivere. Riuscire in qualcosa per cui abbiamo faticato molto. Ricevere un fiore sul banco di scuola, così. Senza un motivo. Quei messaggi che arrivano nel cuore della notte e a cui non smetti di pensare per un bel po’. Felicità per un artista può essere il suo strumento, il pastello con cui disegna, il foglio e la penna che ha in mano. Felicità dovrebbe anche essere il pensare ogni tanto alla fortuna che abbiamo, ricordare che ad altri va peggio. Felicità è abbracciare i tuoi genitori, ringraziandoli silenziosamente per tutto quello che fanno per te. Un bel voto. Felicità è il sole che scalda la pelle, il ghiaccio nel bicchiere di tè alla pesca. È aprire il frigo e trovarci quello che cercavi.

Felicità è la consapevolezza di star vivendo davvero, a pieno. Senza negarsi nulla, ma sempre nelle giuste misure. Felicità è riuscire ad essere sicuri di sé e, ogni tanto, darsi qualche pacca sulla spalla. Felicità è svegliarti nel cuore della notte e ricordarti ogni singolo motivo per cui ti dovrai svegliare col sorriso.

Perché c’è sempre un motivo. Perché ogni ciottolo che viene rubato alla riva, poi le viene restituito. . . levigato e con una storia da raccontare.

Alice Caccamo – classe 2 F Liceo classico “T.Campanella” di Reggio Calabria