Il Play Music Festival è ormai volto al termine e ha lasciato dietro di sé 3 settimane davvero interessanti, attraversate da esperienze, persone e musica. Il concerto finale di Baba Sissoko, con la partecipazione del chitarrista Luca Masciari, è stato talmente partecipato che le porte sono rimaste chiuse per molti e il dispiacere per non aver potuto ascoltare dal vivo questo straordinario polistrumentista è stato tanto.

Fortunatamente per noi però, la famigerata pigrizia della domenica mattina ci ha regalato uno dei momenti più intimi ed emozionati del festival: l’incontro con Baba Sissoko che non solo ha dimostrato il grande spessore musicale ma soprattutto, e prima ancora, quello umano.

Originario del Mali ma oramai trapiantato da molti anni in Calabria, è erede della tradizione griot tramandata dal nonno e dal padre: ossia quei maestri della parola, quei cantastorie che rappresentano “la memoria vivente del proprio popolo” e che ne custodiscono la storia e le tradizioni.

Ed è proprio il grande rispetto delle tradizioni musicali maliane accompagnato da una fervida curiosità e creatività che l’ha portato a sperimentare i suoni, le note, dando vita ad una originale contaminazione di musica jazz e blues.

Quello di domenica mattina è stato un vero e proprio risveglio muscolare scandito da racconti suggestivi, musiche ipnotiche e sorrisi abbaglianti. Il polistrumentista ha spiegato con aneddoti vari gli strumenti tradizionali che caratterizzano la sua musica: Kora, Ngoni, Tama, apparentemente minimali ma capaci di sprigionare un’energia e un suono del tutto inaspettato. Come dice lui stesso: «la musica si fa con le persone, se tu sai portare la tua esperienza e il tuo messaggio ti dà tante possibilità per raccontare; ma se tu non senti, la musica non può suonare da sola» perché ha bisogno di chi sa ascoltarla e capirla.

Così la musica si trasforma in inno, in veicolo per messaggi sulla pace, l’amicizia, la solidarietà, il rispetto per donne e bambini che sono «regali di Dio». Ed è proprio con loro che la natura umana e lo spirito più vero di Baba Sissoko si sprigiona, coinvolgendoli in prima persona nel provare gli strumenti e nello scoprire magari le proprie abilità.

È musica che fa ballare, riflettere, che riallinea l’uomo con tutto il mondo, ricordandogli anche di ringraziare la natura della propria esistenza – appunto «Ebi ebi nari yo» invoca ed invita a farlo ai presenti in un momento davvero intenso e pieno di energia -.

Si conclude al meglio questa edizione del Play Music festival, nel segno della contaminazione, dello scambio interpersonale e della partecipazione perché «con tanti amici si possono fare tante cose, da soli invece è difficile».