Mi chiamo Alberto Arcá e in questo post vi racconterò il mio viaggio in Danimarca, dove ho svolto uno scambio interculturale della durata di 11 mesi.

È stata un’esperienza meravigliosa e ho deciso di affrontarla perché amo l’avventura e soprattutto amo viaggiare.

Ho deciso di raccontare questo viaggio in poche righe, dense di significato per me.

Io credo che nella vita un incontro, una persona, un disguido, un fuoriprogramma, ecc…. possono cambiare il corso della nostra esistenza, influenzare anche involontariamente in maniera decisiva il nostro futuro.

Qualche anno fa mia madre conobbe una signora con la quale condivise un’esperienza lavorativa e col tempo divennero amiche.

Questa signora, oltre ad essere una sua collega, è una volontaria di un organizzazione che si occupa di scambi culturali tra studenti di scuola superiore.

Mi ricordo che all’epoca ero piccolo ma già quell’argomento mi affascinava.

Col passare degli anni, la mia famiglia ha preso sempre più coscienza di questa realtà.

Così prima mio fratello Emanuele, più grande di me di 2 anni, e successivamente io abbiamo voluto e potuto vivere quest’esperienza.

Si è rivelata fantastica.

È giusto che dica che non è però un percorso facile e in discesa, né per noi diretti protagonisti, né tanto meno per i genitori: paure, domande, inquietudini, responsabilità, il peso di una scelta di cui non si era consapevoli dei rischi e degli eventuali risultati.

Ora, però, sono rientrato a casa dopo aver vissuto per quasi un anno presso un’altra famiglia e in un’altra nazione, con usi e costumi differenti dai miei, imparando una lingua sconosciuta, apprezzandone la cultura, la civiltà e le diversità.

Non ho dimenticato mai chi sono e da dove vengo, con animo grato alla cultura che mi appartiene.

A noi stessi non piace e la denigriamo a volte.

Invece all’estero è riconosciuta e molto più apprezzata.

Posso affermare con totale certezza e serenità d’animo che ho avuto l’occasione di vivere un’esperienza unica, fantastica.

Speciale per un ragazzo di 16-17 anni.

Mi ha cambiato la visione della mia vita futura e mi ha preparato ad affrontare le difficoltà con maggiore tranquillità

Mi sento un ragazzo fortunato e privilegiato per aver potuto vivere un sogno.

Per questo vorrei invitare tutti coloro che si trovano davanti a una esperienza del genere a non aver alcun timore: con coraggio, affrontarla e viverla pienamente.

Ho scritto anche una poesia che spero riesca ad esprimere i miei sentimenti rispetto a questa esperienza vissuta:

Con le mani in tasca

Con le mani in tasca:

Non puoi presentarti agli altri,

Non puoi aprire le porte del nuovo,

Non puoi prendere quel maledetto treno.

Con le mani in tasca:

Non puoi abbracciare un amico,

Non puoi proteggerti quando cadi

E non puoi aiutare a far rialzare qualcun altro.

Con le mani in tasca:

Non riesci a svoltare pagina,

Ad aggrapparti ad una nuova speranza

E, neanche, a buttare via le cose marce.

Con le mani in tasca:

Non le sporchi ma non le avrai mai pulite;

Le avrai graziose, curate

Ma non saranno vissute

Non avranno conosciuto il lavoro, la fatica, i calli

Ma neanche le soddisfazioni.

Perché con le mani in tasca

Le avrai sempre al caldo

Ma non proverai le ebbrezze del freddo,

Della neve che si scioglie,

Della terra che si sgretola,

O della pioggia che scorre tra le tue dita

Perché con le mani in tasca stiamo bene,

Ma è quando le togliamo fuori che viene il meglio