La musica dal vivo: Giada dà voce a un malessere comune

A cosa pensano i giovani appassionati di musica quando gli si chiede: “Cosa ti manca di più della cara vecchia normalità?”. Probabilmente in molti penseranno all’atmosfera che generata dalla musica dal vivo attraverso i concerti. Il racconto di Giada riassume alla perfezione tutte quelle sensazioni che noi tutti vorremmo rivivere.

Mi chiamo Giada, ho 21 anni e abito nella provincia di Cosenza. Studio Scienze della Comunicazione all’Università della Calabria e le mie principali passioni sono la fotografia, la natura e la musica

Prima che scoppiasse la pandemia ero abituata ad andare più di una volta all’anno ai concerti dei miei artisti preferiti. Bene, questi adesso sono sicuramente tra gli eventi più colpiti dalle misure messe in atto per limitare la diffusione del Coronavirus.

Da un anno a questa parte siamo abituati ad avere paura della folla, a provare un senso di agitazione nel trovarci all’interno di essa.

Quando potremo tornare a fare dei mega assembramenti, non sarà semplice riabituarci al contatto con altre persone. Per questo motivo credo che la prima volta a un concerto dopo la pandemia sarà molto strana.

Se in passato la folla di un concerto mi trasmetteva felicità, gioia e adrenalina, sono sicura che in futuro dovrò affrontare il trauma lasciato dalla pandemia per poter riprovare queste sensazioni a pieno.

Nonostante ciò, sarà davvero emozionante rivivere l’esperienza della musica dal vivo.

Se ripenso a tutti i concerti a cui sono stata, mi vengono in mente nell’ordine: l’ansia di non riuscire a comprare il biglietto per il sovraffollamento degli utenti sulle piattaforme digitali, l’insonnia il giorno prima del concerto a causa dell’emozione, la fila in piedi alle 7 della mattina per non essere troppo lontana dal palco. E poi anche le canzoni cantate con gli altri fan mentre si aspetta il cantante/gruppo sul palco, le urla e i salti mentre si annuncia il suo/loro arrivo. Infine, cosa più importante: la musica dal vivo.

Nel mondo digitalizzato in cui viviamo abbiamo la possibilità di ascoltare in continuazione la nostra canzone preferita, ma non abbiamo la possibilità di ascoltare le diverse sfumature ed imperfezioni della voce di un cantante/gruppo.

L’atmosfera che regalano i concerti è qualcosa che Spotify o YouTube non potrebbero mai ricreare. Mancano la folla, le luci, i colori, gli effetti speciali, gli striscioni. E tutte quelle sensazioni che solo la musica dal vivo è in grado di suscitare.

In generale, a ognuno di noi manca la ‘vecchia’ vita. Tutti vorremmo passeggiare su Corso Mazzini a Cosenza, come nelle vie principali di qualsivoglia città, senza aver paura di essere urtati da altre persone. Tutti vorrebbero visitare i propri nonni senza doversi preoccupare di abbracciarli. Ma anche andare a una festa con tante persone, recarsi all’università per studiare e stare in compagnia. Sarà bello tornare a svolgere le piccole attività di un tempo, anche quelle più insignificanti, perché vorrà dire che finalmente avremo messo da parte la paura. Definitivamente.

Penso che le conseguenze della pandemia siano state davvero negative per me.

Prima del marzo 2020, passavo molto tempo in casa da sola, perciò inizialmente pensai che non sarebbe stato così male starsene in casa per una buona causa.

Fin da subito, ho cercato di tenermi impegnata, dedicandomi alla cucina, allo sport, alla musica. Cercavo di utilizzare molto poco il cellulare per non finire sul letto a poltrire. Purtroppo per me, alla fine della quarantena ho realizzato di essermi allontanata da molti amici e di non essere uscita lucida da quelle giornate che si ripetevano sempre uguali. Da maggio in poi ho dovuto affrontare alcuni scheletri che avevo accatastato nell’armadio e questo mi ha aiutata a cambiare in meglio.

Fortunatamente, in quei mesi sono riuscita a sfogarmi con i miei genitori e con i miei amici più stretti: le loro parole e i loro gesti mi hanno aiutata a uscire da quella condizione psicologica poco piacevole.

Ho scattato questa fotografia quando ero in quarantena, o meglio, quando mi sono autonomamente messa in quarantena perché mio fratello era stato a contatto con un ragazzo positivo. Per puro caso la finestra della mia stanza presenta delle sbarre, che ho interpretato come le sbarre di un carcere all’interno del quale ho vissuto per gran parte del 2020. Mentre tutti i miei amici erano in giro, io mi trovavo lì nell’amaro far niente, sola e triste. Ho già detto di aver trovavo dei lati positivi nella pandemia ma non posso negare di essermi sentita e di sentirmi ancora in prigione, privata della libertà che un tempo possedevo.

Ciò che più mi è mancato è stato proprio un senso, uno scopo.

Inizialmente mi davo forza da sola per continuare a fare qualcosa di utile, ma la verità è che mi sentivo una macchina che faceva tutto in maniera automatica. Non riuscivo a dare una risposta alla domanda: “Perché lo stai facendo?”. Ho sentito molto anche la mancanza delle persone, del dialogo, del ridere insieme. Nonostante esistessero le videochiamate, il contatto virtuale non riusciva mai a soddisfarmi come quello reale.

Credo che, però, tutto ciò che accade nella vita di ognuno di noi abbia senso; sono morte migliaia di persone (e purtroppo continueranno a morire, finché tutto questo non sarà finito), mi sono persa un sacco di esperienze in questi che dovrebbero essere gli anni più belli della mia vita, della vita di una giovane. Eppure, ho capito di essere molto fortunata perché sono in ottima salute e vivo insieme a una famiglia che non mi ha fatto mancare nulla, nemmeno in uno dei periodi più bui della storia

Quando tutto sarà finito, vorrei dedicarmi a ciò che mi piace fare: andare a studiare in un’altra città, ricominciare a viaggiare, trovare un lavoro che possa valorizzarmi e consentirmi di essere indipendente e infine l… divertirmi. A partire dai concerti, dalla musica dal vivo.

Il consiglio che mi sento di dare a chi legge è che, nonostante la vita sembri andare a rotoli, non bisogna perdere la fiducia in sé stessi e continuare a vivere senza darsi per vinti.

Anche quando tutto intorno a noi è nero, dobbiamo ricordarci che la vita è una sola, ma soprattutto che la vita è bella. I momenti brutti sono parte della vita di ognuno di noi e la nostra bravura sta nel riuscire a superarli. Non è vero quando si dice “non ce la faccio”, perché tutti noi, sia io che tu che stai leggendo, siamo arrivati fin qui.

Infine, non dobbiamo pensare di dovercela fare per forza da soli; talvolta l’aiuto di un amico, di un familiare o di uno sconosciuto può rivelarsi significativo. Non a caso, come diceva Aristotele l’essere umano è un animale sociale e, come tale, sente il bisogno di aggregarsi con altri individui. Per sopravvivere, oserei dire. 

Paolo Mazza
Studio Scienze della Comunicazione all'Università della Calabria e sono un amante dello sport e della musica. Mi piace ascoltare le persone, un po' meno parlare. Penso di avere buon gusto in molte cose e...amo osservare il cielo e il mare.

Altro da leggere

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I nostri canali social

10,750FansMi piace
12,350FollowerSegui
4,500FollowerSegui
3,050IscrittiIscriviti
spot_img

Da non perdere