Siamo Davide (scrivo), Gianluca, Gloria, Mirea, Domenico, Roberto e Simone, insomma un affiatato gruppo di amici che decide di staccare dalla quotidianità e dallo studio universitario, cogliendo “al volo” un’offerta dell’Alitalia per gli Stati Uniti d’America. New York per la precisione. È stato deciso tutto in fretta: volo, hotel, tempo di permanenza. Temperatura all’arrivo: -2 gradi. Una volta atterrati al JFK ci armiamo di pazienza e affrontiamo i lunghissimi controlli per la sicurezza imposti dal governo degli Stai Uniti. I controlli sono durati due ore!

Uscendo dall’aeroporto ci imbattiamo nella prima enorme fregatura! C’erano dei tizi fuori che si spacciavano per tassisti e che si offrivano di portarci dal JFK all’hotel. Abbiamo chiesto il prezzo e ci hanno detto che ci sarebbe costato 39 dollari a persona più 5 dollari ogni bagaglio. “Prezzo onesto” abbiamo pensato. Accettiamo e ci incamminiamo verso l’hotel. Il viaggio è stato piacevole e cordiale! Ci siamo scambiati opinioni su qualche squadra di NBA o di calcio. Ci faceva un po’ da cicerone spiegandoci come funzionavano ad esempio i ponti ed i tunnel che collegavano Manhattan. Ma è proprio quando siamo giunti a destinazione che abbiamo capito che ci aveva fregato. Ci ha chiesto molto più del dovuto (quasi il triplo a persona). Ha detto che nel prezzo fornitoci non erano inclusi pedaggi, tasse e mancia. Noi prima di salire sul taxi avevamo specificato più volte se quel prezzo da loro indicato fosse totale. La loro risposta è stata sempre affermativa. Dopo inutili battibecchi (minacciando anche di chiamare la polizia) abbiamo pagato una cifra enorme rispetto al servizio mentre il tassista ci abbandona dandomi una pacca sulla spalla e dicendomi “Sorry man, this is NY”. Entriamo in hotel un po’ arrabbiati per la fregatura rimediata (complice anche la nostra inesperienza) e iniziamo il check-in. Alloggiamo al residence Inn di Manhattan tra la 48esima e la Lexington avenue. america2Un posto centralissimo e con una stazione metro a 2 minuti di tragitto a piedi. Entrando in hotel veniamo accolti con professionalità e simpatia da Peter e una sua collega. Parlando della disavventura con i tassisti, Peter ci spiega che gli americani le chiamano le “black car”. Sono persone che si spacciano per tassisti che eseguono il servizio per conto dell’aeroporto JFK. Hanno pure sulle vetture l’adesivo che “certifica” il servizio! Tutto falso! Diffidate fa queste persone! Peter è davvero rammaricato per quanto accaduto: “Esistono due tipi di persone qui a New York… Quelli che accolgono lo straniero e quelli che cercano di fregarlo. I primi sono americani. Gli altri sono persone”.

Questo per sottolineare che il vero americano si prende cura dei turisti. Per cogliere il lato positivo della truffa (siamo molto abili in questo) possiamo dire che è proprio grazie a essa che siamo riusciti a creare un rapporto fantastico con Peter e la collega. Appena ci vedono quasi corrono verso di noi per sapere come è andata la nottata, cosa abbiamo in programma e ci suggeriscono così i migliori posto in cui mangiare, visitare e perché no, fare un po’ di shopping. Una volta ultimato il check-in e dopo aver passato un po’ di tempo in camera per doccia e sistemazioni varie, inizia la nostra avventura nella grande mela. La temperatura è di meno otto gradi celsius (tradotto: ibernati). Ma la voglia di visitare questa immensa e bellissima città è molto più forte di qualche grado sotto lo zero. Così la prima tappa è tutta notturna a Time Square: luci, colori, pannelli che mostrano pubblicità di tutti i generi. Sembra giorno per quanta luce c’è. Lì ci siamo incontrati con degli amici (Claudia e Nanni) e ci siamo fermati a cenare al ristorante di Forest Gump meglio conosciuto come Bubba Gump. Tornando in america3hotel facciamo una breve visita al Rockfeller Center. Ma la stanchezza ci cattura, una volta saliti in camera sono bastati due minuti per addormentarci tutti! [continua]