H.A.N è l’acronimo di “He’s a nobody”, perché la scelta di questo nome?

Io mi sono detto ‘perché no?’. Effettivamente sono un signor nessuno, sono un ragazzo come tantissimi altri. A dirla tutta l’acronimo si presta e continua a prestarsi ad altri significati che di tanto in tanto mi balzano in mente. Penso che un giorno ne spunterà qualcuno in più nelle varie biografie sparse per i social! Per di più Han Solo è uno dei miei personaggi di finzione preferiti… Quadrava tutto nella mia testa ed infatti è nato prima il nome del progetto che la musica da proporre.

Quando/Com’è nata la tua passione per la musica?

Per la musica ‘ascoltata’ abbastanza presto. Sono praticamente cresciuto a pane e Queen! In qualche vecchia VHS di famiglia è possibile vedere un “mini me” di due anni che canta  ‘We Are The Champions’. Mi riprometto spesso di farmela dare per passare lo spezzone incriminato su PC e condividerlo, ma ancora non ho trovato l’occasione giusta.

Per la musica ‘suonata e cantata’ invece è cominciato tutto fra i banchi di scuola, alle superiori, da lì ho intrapreso la strada che mi ha portato a crescere come H.A.N, come artista.

Hai avuto altre esperienze musicali oltre questa da solista?

Come stavo dicendo, alle superiori ho cominciato a cantare con le prime band formate fra amici. Sono partito dalle cover e tra un tentativo e un altro, cambi di formazione, di prospettive e di generi musicali, è nato in me il bisogno di scrivere qualcosa di mio, che mi rappresenti e  permetta di esprimermi.

Quando è cominciata la tua esperienza come H.A.N (ho letto che oltre ad essere l’autore dei testi componi le musiche e suoni la tastiera)?

L’idea di ‘H.A.N’ ha iniziato a germogliare durante l’inizio del 2013, le canzoni solo un anno e mezzo più tardi, dopo diversi progetti di gruppo naufragati praticamente sul nascere e la conseguente decisione di ‘mettermi in proprio’. Benedico il giorno in cui ho iniziato ad apprendere i rudimenti di alcuni software per fare musica, che hanno concesso ad uno come me, dotato di capacità tecniche meno che modeste nel suonare uno strumento, di avere a portata di mano qualsiasi suono ronzasse nella mia testa. Ho usato una tastiera midi (virtuale, tra l’altro) e il microfono delle auricolari del mio telefono per iniziare ad arrangiare le demo di tutti i brani che ho composto per la maggior parte a voce o grazie alla chitarra acustica. In sede di registrazione e live mi è però indispensabile l’aiuto di altri amici musicisti che con estrema pazienza hanno dispensato consigli preziosi e assecondato le mie idee.

Come definiresti la tua musica?

Pop, essenzialmente. Sono un amante della melodia, dei motivi che ti si appiccano addosso anche senza volerlo e cerco di infondere queste qualità nella mia musica.

Denominando il tuo genere come synthpop (e avendo i tuoi brani una chiara vocazione internazionale) a chi ti ispiri? E hai degli artisti italiani di riferimento?

Sono davvero tantissime le influenze, probabilmente anche inconsce e derivanti da ascolti piuttosto variegati. Di certo guardo a mostri sacri come gli U2, i Depeche Mode, i Radiohead e David Bowie, ma anche a realtà più recenti e distanti fra loro quali Coldplay, Kanye West, Arcade Fire, M83, James Blake e Bon Iver.
Colpevolmente ho sempre ascoltato poca musica italiana, ma ho una venerazione per Franco Battiato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questi giorni sto ultimando gli arrangiamenti per una manciata di brani che spero di pubblicare nel corso di quest’anno all’ interno del mio primo EP. Dopo questo, spero di poter organizzare degli eventi che mi permettano di suonare le mie canzoni in pubblico.

Ho letto che da Reggio ti sei trasferito a Milano, ciò è stato d’aiuto o da stimolo per questo progetto musicale (nel senso che ti ha permesso entrare in maggior contatto con questo mondo musicale che da noi non è molto considerato)? E se sì cosa credi manchi o possa migliorarsi a livello musicale a Reggio?

Mi sono trasferito a Milano per motivi di studio universitario ormai da quasi due anni e mezzo e sicuramente il periodo trascorso qui è stato di ispirazione per alcuni testi ed alcune atmosfere. Trattandosi di una grande città, gli eventi musicali sono numerosi: concerti  di artisti internazionali, ma anche di  di band molto più piccole, locali. Per chi ama la musica e fa musica, esserne circondati è un grosso stimolo. Avere a disposizione innumerevoli strutture che la ospitano quasi ogni giorno ti permette di viverla e favorisce il confronto e la crescita.

Proprio a Reggio, durante le vacanze di Pasqua, chiacchierando con alcuni amici mi sono reso conto che ormai i luoghi in cui fare musica o ascoltare musica inedita si possono contare sulle dita di una mano monca. Trovo sia uno dei principali ostacoli che impediscono ad una sana scena musicale di poter fiorire, insieme a uno scarso affiatamento e una scarsa propensione alla collaborazione fra i vari artisti.

Mi ha poi incuriosito l’immagine del singolo che è uscito qualche settimana fa, se ti va potresti raccontarmi la scelta di quella foto o cosa rappresenti?

E’ una vecchia foto dei miei nonni che ho scoperto un paio di mesi fa. Il nuovo singolo, ‘More Than None’, è dedicato a loro e forse parla di loro da diverse prospettive. Inoltre lo scatto mi ricorda un po’ un certo cinema anni ’40-’50, stile “Casablanca”.

 

Per ascoltare l’ultimo singolo “More than none (feat. Désirée):

www.facebook.com/hanproject