Il giorno in cui ho ricevuto una telefonata che mi invitava a partecipare attivamente al progetto “Giovani dentro, giovani fuori” – voglio dirtelo – ho fatto un salto dalla sedia.

Non è la prima volta che entro in carcere.

Ci sono già stato, perché il mio mestiere di giornalista mi ha spesso portato ai margini della società a raccontare storie.

In quelle periferie esistenziali che – per dirla con Papa Francesco – sono spesso dimenticate.

L’idea di tornare in carcere e farlo (udite udite) con degli studenti mi ha molto affascinato.

Da subito.

Se c’è un merito – tra gli altri – da riconoscere agli amici del Centro Comunitario Agape… bene vi è quello di avere un amore smisurato verso le giovani generazioni e verso il futuro del nostro Paese.

W l’Italia, che ha messo insieme le energie e buone volontà di Regione Calabria – assessorato alla pubblica istruzione, Casa Circondariale di Arghillà, Tribunale per i minorenni di Reggio e la scuola, naturalmente 🙂

In quest’associazione Agape sono degli inguaribili ottimisti: ecco perché i loro sogni molto spesso coincidono con i sogni di IAMU.

Saremo inguaribilmente ottimisti anche noi di IAMU?

Io credo di sì.

Mi piace pensare che questi studenti – che ho visto crescere come fratelli minori in questi anni – possano rappresentare il futuro prossimo dei nostri (variegati) territori.

Domanda: come faranno le scelte giuste se non conoscono le conseguenze di quelle sbagliate?

Da piccolo ero (forse sono) molto impertinente e di monellerie ne ho fatte un cumulo grande così.

A tutti i bambini sarà capitato di sentir dire a mamma e papà: «Non ti avvicinare al fuoco perché ti bruci».

E tutti i bambini puntualmente… una bella mano sul fuoco!

Ma quando ti bruci, beh… poi sai che vuol dire. E forse ti restano anche i segni, le ferite.

Ecco perché il progetto “Giovani dentro, giovani fuori” è stato un fantastico viaggio nell’anima. Di chi ha sbagliato – e paga un prezzo anche notevole – ma anche di chi ancora non ha combinato grossi guai.

Ma potrebbe farlo.

Come me, come ciascuno di noi. Nessuno escluso, nessuno esentato. MAI.

Ho detto subito sì, perché IAMU da anni racconta i giovani, gli studenti, gli adolescenti, i loro dubbi e le loro speranze.

Non potevo perdermi questa straordinaria occasione: lavorare fianco a fianco con gli studenti dell‘ITT “Panella-Vallauri” di Reggio Calabria. Ragazzi come tanti, profondi e sensibili nei confronti delle persone detenute.

Hanno avuto modo di incontrare più volte alcuni detenuti nel carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Di conoscere le storie di giovani dentro.

Loro – giovani fuori – privati della libertà per diverse ore.

Per capire, per sapere quali sono davvero le conseguenze dei nostri sbagli.

Questi studenti dell’Istituto “Panella-Vallauri” di Reggio Calabria hanno toccato con mano la sofferenza di questi uomini rinchiusi in galera.

Ne è venuto fuori un video pieno di testimonianze.

Te lo racconto così – con le loro voci – com’è andata. Perché il resto, tutto il resto, magari verrà raccontato altrove.

Rimane una fantastica esperienza (di cui non troverai immagini dentro il carcere e dei detenuti, non eravamo autorizzati a svolgere riprese nell’istituto di Arghillà) e la possibilità che – in futuro – questo progetto pilota venga replicato.

Credo sarebbe molto utile far partecipare più studenti, più scuole, più realtà e città diverse.

Perché altri studenti si facciano un’idea, con i propri occhi, di cosa vuol dire entrare in carcere: non sulla base di racconti, video, libri o reportage.

Ma mettendoci i piedi dentro. E anche il cuore.

Buona visione e se ti va, condividi e commenta!!! Potrebbe essere molto utile per qualcuno VEDERE QUESTO VIDEO!

arrow