Le difficoltà lavorative durante la pandemia: il racconto di uno store manager

La storia di Simone è simile a quella di tanti che dall’oggi al domani hanno visto abbassare la serranda del proprio negozio, catapultati in cassa integrazione. Ecco come ha affrontato le sue difficolta lavorative durante la pandemia.

Mi chiamo Simone, ho trentadue anni. Sono uno Store Manager, ovvero un responsabile di un punto vendita nel settore dell’abbigliamento.

Attualmente vivo a Torino, ma al tempo del primo lockdown gestivo un negozio a Milano, sui Navigli.

Già da fine marzo, la situazione è divenuta improvvisamente surreale.

Non dimenticherò mai il 12 marzo 2020, la data in cui abbiamo ricevuto una direttiva aziendale che ci imponeva, secondo normativa, di chiudere il abbassare la serranda del negozio.

È stato un colpo al cuore per me, abituato com’ero a trascorrere le mie giornate al negozio.

A me è toccato anche l’ingrato compito di spiegare quello che stava accadendo, dal punto di vista economico e di gestione, a tutto il mio staff.

La mia Azienda mi aggiornava costantemente sull’evolversi della situazione. E io, a mia volta, cercavo di filtrare la situazione, pur mantenendo sempre aggiornato il mio team: è fra i compiti di uno store manager, tenere unito il gruppo nelle difficoltà!

I miei collaboratori – è comprensibile – avevano paura per il loro futuro, circolavano notizie per nulla rassicuranti: si vociferava che il negozio non avrebbe più riaperto. Ho fatto tutto quello che era in mio potere per cercare di tranquillizzarli ricordando loro la solidità della nostra azienda.

Sotto il profilo personale, invece, stare chiuso a casa è stato rilassante, soprattutto all’inizio!

Da anni, forse da sempre, non riuscivo a godermi un così lungo riposo… delle vere e proprie ferie speciali e prolungate.

In seguito è subentrata anche per me un po’ di preoccupazione per la situazione del punto vendita che gestisco e per il mio futuro.

Ecco perché, una volta terminato il lockdown, ho vissuto la riapertura del negozio come una rinascita.

C’era tanto lavoro, anche il personale in forze per il primo periodo è stato ridotto al minimo.

Vendendo capi d’abbigliamento, i prodotti che avevamo esposto a marzo (quando abbiamo chiuso), non andavano più bene a maggio (quando abbiamo riaperto). Quindi il primo incarico è stato quello di impacchettare e rimandare in azienda tutta la merce fuori stagione e provvedere a riallestire più di 1000 metri quadri di negozio.

Un’impresa non facile con un terzo del personale (gli altri erano ancora a casa, in cassa integrazione).

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi in una situazione del genere. Vivevamo bene, eravamo sereni.

Guardandomi intorno, penso che possiamo raggrupparci in due grandi macro-gruppi: le persone consapevoli, che si rendono conto di quello che stiamo vivendo e di quanto sia faticosa la vita per tutti.

E poi ci sono ancora oggi persone che non utilizzano correttamente le mascherine, che non rispettano i protocolli.

Chi più chi meno, credo che tutti siamo un po’ diversi e cambiati.

Dopo aver vissuto il lockdown da solo, in un monolocale di 45 metri quadri, sui Navigli a Milano, non puoi non sentirti cambiato in qualche modo.

Sia la mia ragazza, che la mia famiglia e amici erano in un’altra città.

Anche se distanti, non mi hanno mai fatto sentire solo, grazie alle interminabili videochiamate che mi hanno salvato nel mantenimento dei rapporti.

Ma mi è mancato il contatto e vivere le persone che amo. Mi ha fatto capire l’importanza dei legami.

Amo viaggiare, appena sarà possibile vorrei partire per il Sud-est Asiatico alla scoperta di culture lontane dalla nostra.

Non vedo l’ora.

Anche se tutto quello che abbiamo vissuto non è ancora finito, l’unico consiglio che mi sento di dare a chi legge è di mantenere alta l’attenzione, per poter uscire definitivamente da questa pandemia al più presto.

Ballatoio di casa a Milano durante il primo lockdown. Dal balcone
Il ballatoio di casa a Milano. L’unico posto dove Simone poteva uscire a prendere un po’ d’aria durante il lockdown

Laura Mascellino
Sono una studentessa di Scienze della Comunicazione. La fotografia è sempre stata una delle mie più grandi passioni. Mi piace viaggiare e andare ai concerti. A volte penso troppo e sono una perfezionista, ma dovete amarmi così come sono.

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