La sveglia suona. Sono le 8:00.

Comincia un’altra giornata tra lezioni, slide e codici… sì, hai capito bene: è il diritto!

Ma.. un momento!!

Ho dimenticato di presentarmi: mi chiamo Demetrio Scopelliti, ho 20 anni e studio Giurisprudenza alla LUISS Guido Carlo di Roma. Da qualche settimana ho cominciato il secondo anno di un’esperienza che mi ha cambiato la vita da cima a fondo.

Abituato a stare tra le braccia di mamma e papà (super-coccolato), ritrovarmi catapultato nella città eterna con uno zaino pieno di vecchie esperienze e con la voglia di ricominciare – di nuovo – di conoscere cose e persone nuove… beh, è stato fantastico!

Le giornate passano veloci scandite dal suono della sveglia e dal ritmo frenetico della vita universitaria: sveglia-lezioni-pranzo-studio-cena-letto (quasi tutto d’un fiato) e per i più notturni l’idea di un aperitivo con amici. Roma è una città bellissima, io la considero la più bella di questa Italia bella e maledetta. Le opportunità sono tantissime, dagli hobby da coltivare fino agli svaghi serali, la Capitale offre veramente di tutto.

roma

Capitolo a parte: la mia università – la LUISS – definita da molti il “gioiellino di Confindustria”.

Qui mi sono accorto come ci siano mille opportunità una volta finita la scuola: dalle associazioni studentesche alla radio, dall’università aperta h24 per chi ama studiare di notte, alle notifiche sullo smartphone per i più sbadati che dimenticano gli appuntamenti o gli esami.

Niente battutine… ancora non ne ho avuto bisogno, ma… non si sa mai!

Annoiarsi qui è veramente difficile. Se poi ci metti una vita “domestica” serena, con dei coinquilini che si sostituiscono perfettamente a una famiglia, non potevo chiedere di più alla mia nuova vita romana.

La vita del fuorisede è un’affascinante avventura alla scoperta della normalità, del quotidiano che – finito il liceo – può apparire spaventoso: zaino in spalle, schiena dritta, un grande respiro… ecco la vita! Quella vera, ci intendiamo? Quella con le sue difficoltà e le sue bellezze: i rondinini (cioè noi studenti maturati) sono pronti a spiccare il volo dal nido protetto per 18 anni da mamma e papà.

Ho capito una cosa su tutte in questi mesi lontano da casa: mai guardarsi indietro.

Far tesoro degli errori, rimediarvi e andare avanti.

Vuoi che te ne dica uno? Un piatto di pasta scotta e un bucato scolorito alla volta si impara.

Un esame fallito, un ritardo a lezione fanno maturare tanto.

E nel mio studio come compagni di viaggio ci sono codici e manuali. Da imparare a memoria? Non credo che ne sarei capace. E in ogni caso, i grandi giuristi del passato paragonavano il diritto alla logica.

Prima di continuare ti chiedo di mettere un like e condividere sulla tua bacheca… magari c’è qualcuno tra i tuoi amici che vorrebbe raccontarci la sua storia per questa rubrica “Diventare grandi”. Che ne dici? Puoi dare una mano anche tu?

Fatto? Perfetto! Dove eravamo rimasti...

Diritto=logica.

Perché ogni istituto ha la sua precisa funzione e rappresenta la scelta di una sensibilità politica e sociale (come parlo complicato, si vede che pratico leggi e leggine da un po').

Se dovessi guardare al futuro, sogno un'esperienza all'estero per migliorare il mio inglese ma non solo.

Viaggiare (in questi post trovi tante esperienze di viaggi), conoscere nuove culture, imparare dalle società diverse dalle nostre è essenziale per chi punta a ruoli importanti per pianificare il presente e, qualche volta, intuire il futuro. E dopo la laurea? Il mondo del lavoro non mi spaventa per niente, immagino la mia vita nella Pubblica Amministrazione, magari alla guida di una prefettura, di un ministero o nell'amministrazione di uno dei rami del Parlamento.

Lo so, sono progetti ambiziosi, ma se non facciamo progetti e sogni a 20 anni, con la testa piena di idee ed energie da vendere... mi domando e ti domando: quando li faremo?

Il mio più grande sogno nel cassetto, però, è di tornare nella mia Calabria, la sogno diversa e cambiata. Ma se un cambiamento può esserci, quello può partire solo da noi... da me per quello che posso 🙂

Renzo Piano invitava a viaggiare ma mai per disperazione, ma "per capire gli altri e se stessi". E allora viaggiamo, capiamo, impariamo ma ritorniamo. Non per sacrificio, ma per amore.