Come nelle favole lottiamo contro un cattivo. Per sconfiggerlo

A voler trovare un aspetto positivo nella tragedia e al fianco della sofferenza che questa pandemia ha seminato nel mondo, di certo non si può banalizzare l’opportunità data a molti di riflettere sulla propria vita. Come viviamo? La frenesia delle nostre esistenze e gli stereotipi che dominano la nostra società deviano la nostra attenzione dall’importanza delle “piccole” cose, quelle che sono sempre sotto i nostri occhi ma di cui non ci accorgiamo (quasi) mai. Il racconto di Monica è un invito. E un monito.

Ciao, sono Monica e ho 38 anni. Abito a Castrolibero (CS) e gestisco il negozio di abbigliamento per bambini. Si chiama “Come nelle favole”.
Ed effettivamente proprio come nelle favole mi sono ritrovata a fronteggiare un antieroe, un cattivo, che mi sta costringendo a vivere rinchiusa nella paura.

Ho molta paura.

Ho paura che la nostra vita non potrà tornare più come quella di prima e che questo avrà delle brutte ripercussioni anche sul mondo del lavoro.

Mi viene difficile immaginare che nei prossimi mesi le persone possano recarsi a un qualsiasi punto vendita in totale tranquillità, ci vorrà del tempo prima che questo possa accadere. Per questo motivo, come molti altri lavoratori del settore, sto cercando di integrare le offerte secondo i tradizionali canali del marketing offline con quelli online, mediante l’utilizzo delle piattaforme social. Le trovo molto utili per non perdere del tutto il contatto con alcuni clienti.

La normalità sarà piuttosto anomala nell’immediato futuro ma non per questo bisogna perdere la speranza.

La storia ci ha insegnato che periodi difficili sono sempre seguiti da periodi floridi, ricchi di gioia e di soddisfazioni. Certo è che l’approccio con le persone cambierà radicalmente in quanto abbiamo assunto delle abitudini particolari, che ci costringono a mantenere una certa distanza dagli altri e che ormai sembrano far parte della nostra nuova quotidianità.

Se devo essere sincera, infatti, ho vissuto questa pandemia con grande ansia e frustrazione. Fortunatamente, a casa ho due splendidi bambini che sono sempre riusciti a tirarmi su il morale e a farmi vedere il mondo con i loro occhi innocenti e gioiosi. Sono stati loro la principale fonte di forza e di coraggio di questo ormai interminabile anno, sono stati loro il senso del mio vivere. Mi hanno fatto riscoprire l’importanza delle “piccole” cose.

Le cose che più mi mancano, banalmente, sono proprio il contatto e la vicinanza con le persone a me più care, la leggerezza con cui affrontavamo i rapporti fino a un anno fa, la semplicità di un caffè al bar con le amiche.

La prima cosa che vorrei fare – nel momento in cui tutto sarà passato – è sicuramente una vacanza rilassante, conoscendo dei luoghi fino a ora inesplorati. Dal punto di vista professionale, invece, vorrei allargare il mio punto vendita e crescere perché penso che rimanere sempre uguali a sé stessi è sinonimo di poca originalità e di poco coraggio.

In ultimo, il consiglio che mi sento di dare – che poi è quello che questo virus mi ha realmente insegnato – è quello di godere di ogni istante e di ogni affetto prima che arrivi qualcosa che sembra voler toglierti tutto.

L’importanza delle “piccole” cose. Da cui ripartire. Già da oggi, immediatamente.

Questo scatto – che ha spopolato nel web negli scorsi mesi – mi ha colpito fin da subito perché in esso vedo la rinascita, il punto e a capo di una situazione estremamente complicata e anche la speranza di un nuovo inizio, personificato proprio dal bambino.
Paolo Mazza
Studio Scienze della Comunicazione all'Università della Calabria e sono un amante dello sport e della musica. Mi piace ascoltare le persone, un po' meno parlare. Penso di avere buon gusto in molte cose e...amo osservare il cielo e il mare.

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