Giuseppe è uno studente di Giurisprudenza presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Ha un grande sogno e ha le idee molto chiare su come realizzarlo: grazie allo studio del Diritto, che può dargli più occasioni.

 

Cosa volevi diventare da grande prima di iscriverti alla Facoltà di Giurisprudenza?

Ho avuto la fortuna di vedere un film su Paolo Borsellino all’età di 10 anni, su consiglio dei miei genitori. Da quel momento ho sempre avuto il desiderio di impegnarmi nel sociale, seguendo gli ideali di quegli straordinari uomini delle Istituzioni. Un vero e proprio esempio di vita e di rispetto della legalità, che ha praticamente indirizzato ogni mia scelta futura verso il mondo del “Diritto”, con la speranza di poter dare un valido contributo al cambiamento del nostro sfortunato territorio.

Perché hai scelto questa facoltà?

La scelta della Facoltà di Giurisprudenza (oggi “Dipartimento”) dell’ateneo reggino è legata alla voglia di rimanere in prima linea nella terra dove sono nato e cresciuto, tra migliaia di difficoltà ma con il sogno di provare a cambiare il mondo che mi circonda.

Per tale motivo ho associato la mia passione per la carriera giuridica alla ricerca di una via d’uscita per la Calabria e il Meridione italiano dalla situazione difficile in cui si trovano. Sono infatti profondamente convinto che il riscatto sociale debba partire dalla società civile, con l’imprescindibile collaborazione dello Stato.

Cosa hai imparato di nuovo grazie a questa Università di Giurisprudenza?

Il percorso universitario, che ho quasi terminato, è stato decisivo nella formazione della mia coscienza e del mio spirito critico. La capacità di adattarmi ad ogni evenienza, di saper conciliare il tempo per lo studio e quello per la famiglia e la vita privata, la determinazione nel prendermi cura dei vari impegni senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: tutto ciò è frutto della mia esperienza all’Università!

Mi sento decisamente fortunato da questo punto di vista: insieme a un caro amico, Gaetano D’Agostino, ho fondato un magazine d’informazione giuridica a cura degli studenti, “Diritto21”, di cui sono Direttore Responsabile dal 2015.

Grazie a questo entusiasmante progetto ho imparato a gestire le energie per qualcosa di davvero formativo, a sapermi interfacciare con gli esponenti del mondo accademico e professionale, a tenere un microfono in mano e a parlare davanti a un’aula gremita di spettatori.

Ho anche vissuto esperienze indimenticabili come il mio primo Erasmus Traineeship in Inghilterra. Senza alcuna conoscenza linguistica, per via dei miei studi umanistici, ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza lavorativa a Brighton e di apprendere la lingua inglese.

Adesso che sei cresciuto, quali sono i tuoi progetti?

La scelta nei primi anni universitari era decisamente orientata verso il ruolo di pubblico ministero, con la possibilità di offrire un contributo contro il malaffare e la criminalità organizzata, esercitando l’azione penale.

Nel corso degli studi ho avuto però l’opportunità di sperimentare una visione a 360° del concetto di “giustizia”. Analizzando anche l’indispensabile ruolo dell’avvocato all’interno del processo, oggi, con grande sincerità, ammetto di essere profondamente affascinato dal ruolo del ”difensore”. Non nascondo poi la passione che ho sempre nutrito per la ricerca, soprattutto dentro le mura universitarie: non escludo perciò di tentare anche la strada della docenza, in futuro. Sono tutte professioni che giocano un ruolo importante se si vuole provare a cambiare il mondo che abbiamo intorno.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere questa strada?

Consiglio di non vivere mai l’Università come un semplice “esamificio”: le aule non sono state costruite solo per svolgere esami o per seguire lezioni.

L’Università deve essere pienamente vissuta per poter ricevere tutti i benefici che è in grado di offrire: il mondo dell’associazionismo, la possibilità di far parte di una rivista studentesca, di andare nella palestra d’ateneo durante le pause studio o di organizzare un torneo di calcio a 5 nel campo universitario; e ancora, di poter studiare fino alle 21:00 in facoltà, di prendere parte a un laboratorio di lingua straniera gratuito, di svolgere un programma Erasmus. In tutto ciò, l’unico parametro di riferimento deve costantemente essere ricercato nella forza di volontà, senza cui nessun obiettivo di vita può essere effettivamente raggiunto.