Ieri guardavo i bambini che ci sono nella mia scuola uscire dalla palestra e ho pensato a quanto sarebbe bello ritornare bambini. Ho pensato a quanto mi stiano antipatici, ormai sono abbastanza grande da “odiare” i bambini. Il problema è che ho capito anche il perché. Siamo tutti invidiosi di loro perché sappiamo com’era essere piccoli, nessun problema, nessuna preoccupazione, si correva e basta, non ci si stancava mai e finché c’era abbastanza luce da riuscire a vederti il palmo della mano, rimanevi a giocare con gli amici. Non c’erano tradimenti, i bambini non sanno cosa siano e tendono il mignolo al loro traditore prima ancora che lui chieda scusa. Voglia di conoscere, domande inopportune e risposte ancora meno, qualsiasi cosa detta da un bambino è protetta, nulla è peccato. Studiano (forse). Poi tutti a giocare.
Pioggia, neve, grandine, non pensano a nulla e vivono. Mi stanno proprio antipatici questi bambini, loro hanno la felicità, è difficile trovare un bambino triste in un angolo da solo. Noi gente più grande invece cerchiamo la felicità, non con insistenza, ma almeno ci proviamo. Ad esempio mi piace andare a mare all’imbrunire e guardare il mare fino a dove compare l’Etna, all’orizzonte e si sa che quando si guarda il mare fino all’orizzonte è difficile credere in qualsiasi cosa. Ma una riflessione la fai, pensi: “dove sta la felicità? Magari lì in fondo, ancora più lontano” ma secondo me sta nelle piccole cose, “frase fatta” direte voi, “verità” rispondo io. Poi ho apprezzato la mia città, il mio paesaggio e quel “balcone” mozzafiato che dà sullo Stretto. Qualsiasi cosa della natura mi piace, ma quando arriva la sera mi incanto ad osservare la luna e tutte le stelle che rendono il cielo speciale. Per concludere credo che finché possa contare sul mio balcone e sulla luna sarà difficile essere tristi. Sorridi alla vita, prima o poi ricambierà. Ho deciso di scrivere su che cosa sia per me la felicità, il mio pensiero. Ed eccolo qui.

Luca