Ai nostri giorni si sta diffondendo sempre più una concezione della vita basata sul successo e sul raggiungimento di notorietà e fama. Per emergere all’interno del gruppo e della società spesso i ragazzi si ispirano a modelli di perfezione, cercando a tutti i costi di raggiungerli. L’obiettivo principale è ormai divenuto compiacere gli altri, incorrendo nella vanità e nella perdita dei valori essenziali. La superbia e la vanità sono dei mali che hanno caratterizzato da sempre la natura dell’uomo. Lo stesso Dante, illustrissimo poeta, afferma, nella Divina Commedia, di essersi macchiato del peccato di superbia dovuta ad un’eccessiva stima di sé. Nel Purgatorio, precisamente nella prima cornice, viene punito questo peccato.

Le anime sono costrette a trasportare un macigno sulle spalle, osservando in basso esempi di superbia punita incisi sul marmo e in alto esempi di estrema umiltà. Nell’XI canto vi è un messaggio significativo, che sicuramente ci permette di compiere una notevole riflessione. Oderisi da Gubbio, un miniatore di grande rilievo, afferma come la fama e la gloria siano inutili e transitorie. Rifacendosi ad esempi di grande artisti come Cimabue e Giotto e poeti come Guinizzelli e Cavalcanti, egli spiega come la gloria svanisca nel tempo e come spesso la fama venga superata da quella di un artista o di un poeta maggiore.

Queste parole assumono una notevole importanza nel contesto della società odierna.

Dante, infatti, ci illustra quale sia la corretta via da seguire, non lasciandoci ingannare dai beni transitori della vita. Il raggiungimento della notorietà, della gloria, può provocare un benessere temporaneo, ma con il trascorrere del tempo questa continua ricerca di fama e successo ci condurrà lontano dalla via verso la salvezza. L’umiltà è ormai un valore di poca importanza ai nostri giorni. Essere superiori agli altri, essere ambiti e invidiati dai propri coetanei sono ormai i principi fondamentali che regolano la società. Purtroppo, siamo circondati da modelli sbagliati, che ci vengono presentati attraverso i media e che invadono soprattutto la mente dei giovani, ancora privi di una propria personalità.

L’elemento più triste e negativo è sicuramente il disprezzo nei confronti di chi non è conforme agli ideali di superiorità e perfezione. Il disprezzo per gli altri non dovrebbe esistere in una società così moderna e sviluppata, dove alla base di tutto vi è l’uguaglianza degli uomini e non di certo la superiorità. Così come afferma Dante i peggiori mali derivano dalla superbia, dalla lussuria e dall’avarizia.

Da essi, infatti, ha origine la corruzione che caratterizzò la società del suo tempo e che purtroppo ritroviamo ancora oggi. Forse dovremmo discostarci dai modelli odierni e magari riportare alla luce il pensiero dantesco, da cui sicuramente trarremmo numerosi insegnamenti. La scelta è solo nostra: uniformarci al resto della società o sviluppare e riprendere quegli ideali che ormai hanno perso il loro valore?