In questo post Angela, un’amica di IAMU, ci racconta cosa vuol dire diventare archivista e fare della cultura un impegno preziosissimo… con tanti viaggi e cambi di residenza!

Ciao, sono Angela, reggina doc trapiantata in Campania, almeno per ora! Scrivo così perché negli ultimi anni mi sono un po’ abituata ai continui spostamenti… anche se ora qualcosa è cambiato… ora c’è Emanuele!

Sto a Caserta dal 2012 insieme a mio marito Giovanni – che ho sposato due anni e mezzo fa – e al nostro meraviglioso figlio Emanuele di 17 mesi.

Caserta è il posto dove abbiamo fissa dimora, la nostra casa, il nostro rifugio insomma…

In realtà entrambi – per lavoro – ci spostiamo quotidianamente a Napoli.

I miei studi prima e il lavoro poi mi hanno sballottato per diversi anni in diverse città del nostro bel Paese.

Sono un’appassionata di libri e di tutto ciò che ha sapore e profumo di antico.

Così ho deciso di intraprendere una professione che per molti è ancora un’incognita.

Sono un’archivista.

Una volta una persona ha frainteso… aveva capito che fossi un’attivista… che ridere in quella circostanza 🙂

Quindi archivista, tutto chiaro?

Certo, spiegare qui di cosa si occupino gli archivisti sarebbe assai prolisso e finirei per banalizzare.

Proverò a sintetizzare.

Per intenderci, tutta la storia di cui oggi siamo a conoscenza la dobbiamo ai documenti che nel corso del tempo sono stati conservati e messi alla portata di tutti presso gli archivi.

Beh, io mi occupo di studiarli, organizzarli, riordinarli, conservarli e soprattutto renderli alla portata di tutti.

Accessibili.

Mi sono specializzata a Urbino, dove ho vissuto per due anni. Poi sono rientrata a casa, a Reggio Calabria, facendo qualche tirocinio e stage gratuiti, che ho svolto con piacere e che avrei continuato probabilmente a svolgere se non fosse stato per qualcuno che mi ha fatto capire che era arrivata l’ora di lasciare il nido.

Ho incontrato Giovanni (mio marito) e grazie a lui ho capito che dovevo dare concretezza alla mia passione e soprattutto ai miei studi!

Mi è costato lasciare la mia famiglia, le mie abitudini, il mio mare!

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Così è iniziata la mia esperienza lavorativa itinerante.

Roma, Milano, Napoli.

Una volta ho attraversato – per lavoro – in treno tutta l’Italia in meno di quattro giorni.

Poi è stato proprio il mio amato Sud che mi ha dato la possibilità di vivere la mia più bella esperienza professionale: l’Archivio Storico Enel, dove ho potuto capire cosa vuol dire amare il proprio lavoro.

Pochi – a parte noi archivisti – sono a conoscenza dell’immenso patrimonio culturale che possiede l’Italia, servirebbe investirci più tempo e più risorse!

Tutto questo girovagare mi ha permesso di crescere e di diventare come sono oggi, ma soprattutto di incontrare gente meravigliosa che ha abbattuto ogni tipo di preconcetto sociale.

Alla fine di ogni avventura mi dicevo (come quando a scuola si studiava la biografia di qualche autore) è finito anche il “periodo milanese”, o il “periodo romano”.

E chissà quale sarà il prossimo.

Comunque vadano le cose mi sento di appartenere a una terra, a una tradizione, a una cultura che hanno permeato per sempre quella che sono, e che spero riuscirò a trasmettere anche ai miei figli.