È il momento della partenza, si torna a casa. Iniziamo alla grande questo giorno con la sveglia che non suona, in grazia di Dio ci svegliamo con solo un’ora di ritardo. A svegliarmi è Monica, che mi riferisce appunto che la sveglia ci ha abbandonate.

Guardo di sfuggita l’ora, corro al bagno e mi vesto, scendo le valigie e prendo il giubbotto, torno su per recuperare il telefono: son passati due minuti e 34. Bene, a quanto pare sono un fulmine quando mi prende la “caga”. Rientro in camera, Monica non si è ancora data una mossa: ma che cavolo? Dice che comunque dobbiamo essere a Holborn per le 10.30, sono a malapena le 8.05. Ah, vero, avevo messo la sveglia alle 7 solo per lei, visto che è incredibilmente lenta. Benissimo, ho rischiato di rotolare giù dalle scale per lei, evviva. A questo punto faccio il letto e scendo per la colazione, visto che ho il tempo di farla. Non vedo Glenda, esco la roba dal frigo. Temporeggio accarezzando Tiger, lei è più che ben disposta nel darmi una mano. Poco dopo la vedo, saluta e chiede se sto bene più qualche altra cosa riguardo il viaggio. Continuiamo a parlare mentre mangio, poi arriva Monica ma con la scusa che sta male mi lascia i piatti da lavare. Che nervi! Menomale che è finita, sotto questo aspetto. Nel lavabo ci sono altre stoviglie, già che ci sono mi occupo pure di quelle. Glenda torna in cucina, dice che sta per arrivare il suo bus: ci abbraccia e ci bacia, a me lo fa due volte, poi ci dice che ha inviato una mail al mio contatto con delle foto perché non abbiamo fatto in tempo a farcene. Prendo velocemente il cellulare, ne faccio una cliccando a casaccio con le mani insaponate: la foto esce un po’ mossa, ma è una delle più belle che abbia scattato in questo viaggio, esprime molto affetto. Ci salutiamo ancora, Glenda esce e io completo la cucina. Intanto mando Monica dalla figlia, per avvertirla che stiamo uscendo, così scende e ci saluta anche lei. Fatico a mettere le scarpe. Corriamo in metro, saliamo nel tube, qui usiamo i bagagli come sedili e facciamo un lungo viaggio come sardine. Arrivate dobbiamo spingere un po’, ma riusciamo a scendere. Ci dirigiamo all’entrata della Victoria Line, qui ci sono già Ale, Doda, Pet e Giada, la quale sta ovviamente lottando coi propri bagagli. Ne è piena, tanto che molla uno zainetto anche a Pet, visto che lui non ha bagaglio a mano. A questo punto andiamo tutti nel secondo tube, una bella gitarella mettendo in conto che l’underground è perennemente piena di gente e le valigie non sono di certo leggere. Va beh, l’importante, tra sali scendi, corse e scale, è che siamo in aeroporto. Ancora manca del tempo al check-in, siamo in anticipo, così ci accampiamo in un angolo davanti una vetrata, da dove entra un bel sole.  Quando siamo arrivati abbiamo preso dei carrellini per le valigie, adesso li usiamo per giocarci e correre per l’aeroporto a turno, facendo lo slalom tra i passeggeri e quelli della sicurezza. Ogni tanto ci richiamano, ma svoltando riprendiamo la corsa. Finalmente possiamo andare al check-in. Qui nessun problema in particolare, solo qualche rallentamento, è normale siano scrupolosi. Passato il controllo siamo nell’area sicura, qui il primo posto dove ci dirigiamo è Pret A Manger, vista la fame e i giri d’orientamento che c’hanno stremato. Mangiamo come belve, la maggior parte degli acciacchi passano, a me svanisce il mal di testa. A qualcuno cala l’abbiocco, addirittura Giada mi chiede qualche massaggio e poi si addormenta. Che carina, quando non parla fa quasi tenerezza. Le sistemo il maglione che le si era alzato su un fianco, poi la lascio lì per farmi un giro con Peter, ci saranno gli altri a farle la veglia. Il tempo vola, credevo di averne di più, ma invece mi ritrovo a correre verso Pet perché tardi. Tutti mi stanno aspettando, ma per fortuna son stata veloce. Andiamo al gate, qui mollo il mio bagaglio a mano, rigorosamente color lilla prestatomi da Aleks, con sopra appoggiato il giubbotto indaco: impossibile perderlo di vista. Difatti lo lascio lì, in solitudine in mezzo al nulla visto che gli altri si son spostati senza nemmeno degnarlo di uno sgardo, ma so che saprà badare a sé stesso. Intanto mi accomodo su un sedile di fianco a Giada, ha mal di testa e sta bevendo non so quale brodaglia, si appoggia a me e ride vedendo la mia boa multi-color tra la gente. Quando si alza Ale le massaggia le tempie, io le porto il borsone: non la staremo viziando un po’ troppo? Vabbe, fa niente, tanto il mio bagaglio ha le rotelle, il borsone non mi pesa. Saliamo sull’aereo: qui Giada si riprende, parla per tutto il tempo, io per fortuna sono seduta tra prof Gatto e Doda, il ché mi assicura un po’ di pace. All’inizio resto sveglia, poi la musica nelle cuffie inizia a cullarmi e mi addormento. Mi risveglio che anche Doda è nel mondo dei sogni,mi giro alla mia sinistra e vedo Peter: eh? Scoppia a ridere per la mia espressione interrogativa, mi spiega che si è spostato cedendo il posto a Gatto che voleva giocare con l’iPad di Crupi, ormai si sente un campione. Ancora dormo ad occhi aperti, ma tengo duro per Peter che mi sta parlando, riesco addirittura a fare una briscola, la prima manche la vince lui, la seconda io, ci accontentiamo del pareggio. Nel frattempo Gatto gli prende l’iPod per ascoltare un po’ di musica e al voler cambiare canzone, la elimina: niente, Gatto nelle sue decisioni è sempre definitivo. Questa volta però tutto è stato fatto involontariamente, e io e Pet scoppiamo a ridere per buoni cinque minuti, alla fine crolla pure il prof. Arriva il tanto agoniato carrellino con le provvigioni, non vedevo l’ora di bere. Doda dorme ancora, le prendo dei biscotti, ma non mi va di svegliarla, è troppo calma. Atterriamo a Roma che io mi sento ancora in aria, quando guardo fuori e vedo la pista rimango sorpresa, Peter mi prende in giro. Scendiamo, i più vogliono mangiare, ma io ho ancora sullo stomaco il pranzo, non avrei dovuto addormentarmi. Per sfortuna loro però, appena dentro dobbiamo correre al secondo gate, quello per Reggio, non c’è tempo per una sosta. Anche stavolta porto il bagaglio di Giada, ma il genio passa i controlli prima di me, così mi fan casino perché ho due bagagli, tanto che il suo lo etichettano dicendomi che se non c’è spazio lo mandano in stiva. Oh, tranquilli allora, lo spazio ci sarà, altrimenti lo creerò io. Appena sull’aereo la hostess nota subito il cartellino, mi redaguardisce anche lei, ma io non mi preoccupo più di tanto. Rimprovero Giada solo per il gusto di farlo. Inizio ad armeggiare coi portabagagli, fatto! Entra tutto! Va peggio a quelli dietro di me, ma pazienza. Mi siedo al mio posto, sono tra un ragazzo sulla trentina e un uomo d’affari. Ripenso al mio ultimo volo Roma-Reggio: ero seduta lato finestrino con degli altri tipi in giacca, cravatta e valigetta. Ero distrutta, avevo fatto il viaggio da sola e non dormivo da un po’, così sono crollata. Al mio risveglio mi vedo davanti la mano dell’uomo che ho di fianco, mi sta porgendo un fazzoletto che ha preso dall’hostess che era passata col carrellino durante la mia dormita, serve a pulire il filino di bava che mi è calato, la salvietta per pulirmi la faccia. Ringrazio, provvedo subito  a pulirmi e ancora prima di ciò mi chiedo se dovrei sentirmi grata o vergognarmi come una ladra: un po’ tutt’e due. Con l’occasione iniziamo a parlare, i tipi sono simpatici e ancora più stremati di me, mi capiscono, ricordo però solamente che sono pugliesi. Stiamo per atterrare: una volta arrivati appena dieci minuti di attesa al nastro trasportatore dei bagagli, ed eccoci pronti ad uscire. Quando mi incammino sul corridoio c’è un sacco di gente ammassata al cordone che separa la “passerella” che porta dal ritiro bagagli all’entrata, passando di lì mi sento una deficiente. La prima faccia amica che mi ritrovo davanti è quella di Lello, che è venuto a prendere Peter assieme a Dani. Poi vedo i miei genitori, saluto anche loro. Torno a casa, qui mi aspetta una bistecca. Son guardinga, controllo che non sia come gli ologrammi dello Science Museum che tanto hanno colpito Doda o del Mc donalds o ancora di pollo, ma no, è vera: gioia! Mangio e mi faccio una doccia, poi mi corico. Adesso sono a letto, ho un sacco di cose in testa. Londra mi ha lasciato tante cose, ad esempio 10kg in più rispetto alla partenza e nuova voglia di mettermi a dieta. Sono felice, Reggio è sempre casa mia. Non vedo l’ora di riabbracciare tutti, fremo, ma al contempo mi sento stanca fin nelle ossa. Ringrazio di cuore tutti, per avermi offerto questa esperienza, per avermi sostenuta, per avermi contatta per sapere come stavo, per avermi seguita via questi articoli, che sono stati letti davvero da tanta gente. Non me l’aspettavo. See you soon!