Ah, che sonno! Oggi è il primo lunedì che devo fronteggiare in Inghilterra, è dura. Di solito in madrepatria sono tra i pochi ad apprezzare questo giorno, probabilmente perché non sopporto la domenica, ma qui è diverso. In una settimana non mi sono riposata un attimo, ho dovuto fronteggiare mille problemi e in più il weekend l’ho passato girando per i luoghi più caratteristici di Londra, quindi il ritorno al lavoro è davvero difficoltoso.

Aprendo whatsapp leggo di Peter, anche lui si sente stanco, chiede se un giorno di questi possiamo restare a casa. Ci penso, perché non darmi malata? Tempo di pormi la domanda, ho già una risposta: sono in Inghilterra, e mi è stata data una grande opportunità. In ogni caso, però, la mattinata non è iniziata al meglio: non solo ho faticato ad alzarmi dal letto, ma dopo un’orribile colazione con solo del pane freddo e un po’ di latte mi è toccato lavare i piatti. Qui cereali e carta finiscono subito, è davvero una disgrazia, senza contare che non esiste acqua. Ma bevono solo latte in questa casa? Guardo la spugna, mi chiedo perché io debba esser sempre la più sfigata. Gli altri hanno coinquilini simpatici, uno standard di pulizia decisamente più elevato del nostro e non si sognano nemmeno di dover fare le pulizie. Che palle, cerco di pensare positivo, ma queste cose mi danno proprio sui nervi, specie quando sento qualcuno lamentarsi di piccolezze che io mi accollerei volentieri, pur di lasciare le mie. La prima parte del viaggio in metro la passo sonnecchiando, ora sono ben sveglia e rifletto. Giungo alla conclusione che qui il tempo passa in una maniera decisamente diversa rispetto all’Italia, o almeno, a Reggio. La giornata lavorativa inizia alle 10 e finisce per le 4 o 5, e già così ti sei bruciato metà mattinata non facendo nulla. Uscendo dal lavoro puoi far quello che ti pare, dalla spesa fino al giro in centro, ma la metro la prendi massimo per le 7. Arrivi a casa, ti lavi, mangi, usi un po’ internet e per le 11 sei a letto. Ancora mi fa strano, da noi la giornata è molto più lunga, si inizia mediamente alle 7 per finirla minimo alle 10 di sera. Questi inglesi mi danno l’idea di “pantofolari”, non mi piace. Adesso penso alle liquidità, diamine. Fino ad ora, dei soldi sulla carta avevo speso solo 6 pound, ero riuscita a regolarmi, ma ieri sera ho dovuto bruciare più della metà di quel che avevo per rinnovare la Oyster, la carta che mi permette di utilizzare mezzi quali la metro e i bus. Devo rimanere un’altra settimana e mezzo e ho meno di quaranta euro, messa in pound la situazione si aggrava. Spero vivamente che da casa possano ricaricare, altrimenti pazienza, se proprio ne avrò bisogno mi metterò a fare qualcosa in qualche metro, tanto è pieno di artisti di strada, ad almeno uno di loro potrei far simpatia e tornargli utile! Arriviamo al lavoro, ma ancora non c’è nessuno, così facciamo un tristissimo giro per le strade piene di negozietti orribili, da casalinghe, o in alternativa ristoranti. Torniamo alle 11, dove poco dopo ci raggiunge Donato che apre l’ufficio. Ale non c’è, è in giro per roba della banca come al solito, credo, così per un po’ siamo costrette a non far nulla. Ad un certo punto, in ufficio entra una ragazza mai vista prima: è la tanto famigerata Olga, una collega di Donato che sino ad oggi non avevamo mai avuto il piacere di vedere, ma più volte ci è stata nominata. Olga è una ragazza russa, bionda e con gli occhi chiari. Porta una montatura d’occhiali leggera, e questa mattina ha i capelli raccolti in uno chignon. Dà l’immagine di una ragazza semplice e pulita, per questo mi fa subito molta simpatia. Ci saluta, per poi iniziare subito a lavorare. Dopo un po’ richiama la nostra attenzione, ci spiega come sistemare dei documenti nei raccoglitori appositi e controlla se abbiamo capito facendocene sistemare uno. Mentre spiega ha una tono di voce pacato e non molto alto, la ricezione avviene in maniera cristallina. Mentre parla ci guarda, cerca di capire se la stiamo seguendo, ci sorride. Mi piace questa ragazza. Finiamo di sistemare i pochi documenti che restano, leggiamo delle mail e poi torniamo di nuovo alla nostra inattività: oggi in assenza del capo non c’è granché da fare. Ale rientra per le 4, è trafelato, ci fa un saluto veloce per poi mettersi subito a discutere con Donato a proposito di un cliente. Nel bel mezzo della discussione si ricorda di noi e non potendo seguirci decide di lasciarci andare, sono le 4.15. Ci dirigiamo verso la metro, oggi c’è un freddo inaudito, tanto che senza rendermene conto allungo talmente il passo da dimezzare il tempo che solitamente impiego per arrivare alla metro, ottenendo il traguardo in circa 7 minuti piuttosto che i soliti 15/20. Scendiamo a Sheperd’s Bush, dove abbiamo appuntamento col resto della comitiva. Oggi dobbiamo andare al centro commerciale di Westfield, non ne sono affatto contenta. Non mi piacciono i centri commerciali, specie se pieni di roba ultracostosa che una persona normale non comprerebbe mai: un esempio? Un bell’orologino da polso, il più economico sui 10000 euro. Poi vabbe, ci sono i negozi di vestiti, ma sempre del calibro di Gucci e Ferragamo. I pochi abbordabili li troviamo quando ce ne stiamo per andare,  ma in ogni caso non mi importa, visto che sono a corto. Sabato dovremmo andare a Camden Town, spero di poter fare acquisti in quel mercato, più per qualche persona importante che per me, ma credo che potrò portare qualcosa solo ad una in particolare. Questo pomeriggio lo reputo sprecato, ma gli altri son contenti, e questo è l’importante. Salgo in metro, solita storia: casino, gente, guadagno del sedile, cuffie e articolo. Evviva.
Rientro a casa, buonasera depressione. I piedi appiccicano a terra, laviamo i piatti ma sono sempre sporchi, e ancora non capisco perché ovunque, e dico ovunque, sia bagnato! Mi è incomprensibile! E per di più, stamattina c’era un rotolo di carta più grande di me che ora è sparito. Ma che fanno, se la mangiano?? Questa casa puzza, nonostante sia sempre tutto spalancato, quindi non solo devo sottostare al cattivo odore, ma pure al gelo! Basta, lo sporco non riesco a concepirlo, sto impazzendo. Ma come fanno a camminare scalzi su questi pavimenti? Mi fiderei di più a farlo lungo Oxford Court Road, vi assicuro che è più pulito! Parto con uno sclero infinito, Monica ride. Ok, uno dice: “Oh, ma che ti lamenti, sei a Londra!” E io rispondo, che è da una settimana che lo dico, ma provate a stare voi senza pulizia, senza bidet, senza un pasto decente e costretti a mangiare solo schifo ipercalorico, che può sembrare bello, ma alla lunga stanca. Che poi ancora, qui che cavolo bevono? Solo latte? Ma se il resto della popolazione vivesse così le mucche sarebbero estinte da un pezzo! Giuro, non esiste altro liquido all’infuori del latte, ho paura che da un momento all’altro venga fuori anche dal lavandino! Guardo la cena, la provo, non mi piace. Indovinate su che ripiego? Sì, latte e cereali. Ora sono distrutta, vado a farmi la doccia. Domani parlo ai prof, spero potremo cambiare casa. ‘Notte.