Le prime parole pronunciate oggi sono state: “Puoi lasciarmi libero il bagno piccolo?”. Niente, la situazione non tende a migliorare. Beh, almeno sono riuscita a far funzionare il microonde.

Per le 8 siamo fuori di casa, saliamo in metro. Non soffro di claustrofobia, ma quando il tube si ferma senza alcun apparente motivo in una qualche galleria completamente chiusa mi guardo intorno, vedo tutta quella gente in uno spazio angusto e mi manca il respiro. Il primo viaggio lo faccio in piedi, ma il secondo è una cosa assurda: sono seduta, e nonostante abbia le cuffie al massimo continuo ad assopirmi, rammentando solo spezzoni del tempo trascorso. Chiudo gli occhi che mancano quattro fermate, li riapro mentre Monica mi scuote per avvertirmi che siamo arrivate. Sono le 9.10, in ufficio non ci sarà sicuramente nessuno. Essendo in periferia purtroppo non ci sono negozi o centri commerciali dove rifugiarsi, perciò ripieghiamo in un supermercato. Perdiamo un po’ di tempo e già che ci sono prendo un souvenir a mio fratello, ovvero una confezione di tè;  per una persona normale sarebbe una presa in giro, ma lui andrà sicuramente in brodo di giuggiole. Mentre siamo alla cassa riceviamo una chiamata da Ale che ci dice di raggiungerlo per fare colazione assieme. Andiamo al Coffee Steaker, l’unico bar nei dintorni che faccia un caffè che si possa definire caffè. Qui parliamo e scherziamo per poi finire in un modo o nell’altro a confrontare il sistema politico italiano con quello estero, suscitando commenti ilari e disgustati. Pagato il conto andiamo in ufficio, ma ci sono problemi di linea. A Londra, specie in centro, Internet è un casino. Troppe persone cercano di accedere, così le centraline saltano e gli uffici vanno in subbuglio, costretti a fermarsi. Finalmente, dopo tanti tentativi riusciamo a riconnetterci via lan. Adesso Ale ci spiega cosa andremo a fare, si tratta di roba seria e ne sono più che felice. Anche oggi ci lascia andare per le 4. Una volta giù apro subito la cartina per arrivare alla fermata, non ho intenzione di passare nuovamente delle ore in cerca di quella maledetta metro. Monica prende la direzione opposta, però, senza aspettare. La fermo dicendole che non è quella la strada, ma lei si impunta, perché ricorda “che dobbiamo scendere da UncleB”. Provo ad insistere ma a quel fiume di acido muriatico preferisco lasciare che sbagli strada, tanto per farle imparare la lezione. Procedendo per la sua strada si rende conto che qualcosa non va e fermando un passante scopre di stare andando nella direzione opposta a quella della sua meta. Ma dai? Google Maps 1, Monica 0. Considerando di aver perso abbastanza tempo apro di nuovo la mappa e, per quanto le riguarda, che faccia quel che più le aggrada. Si mette a correre per la strada, io non ho alcuna fretta e mi godo la passeggiata, così arriviamo alla stazione in momenti differenti. Mentre saltello per le scalette che portano all’altro binario la vedo: è ferma ad aspettare da sola il tube. Ma come, non è arrivato? Neanche un minuto dopo il mio arrivo ne prendiamo uno. Scendiamo a Tottenham Court Road, dove abbiamo appuntamento con gli altri, per poi dirigerci tutti assieme a Covent Garden. Crupi ci ha spiegato che in origine, questa era tutta una zona industriale, tramutatasi poi in quel che è oggi, una zona commerciale molto visitata, specie per il suo mercato. Ne sono rimasta abbastanza colpita, perché l’antico si mischiava al nuovo e magari accanto ad un negozio puoi vedere una foto di cosa c’era lì prima, per esempio un magazzino. Mentre gironzoliamo, guardando in uno spiazzo sotto di noi ci imbattiamo in un quintetto di violinisti e violoncellisti che suonano davanti alla folla per cercare di vendere il loro cd. All’inizio rimaniamo a guardare, poi, io, Peter ed Alessandro decidiamo di scendere per lasciargli qualche spicciolo. Non so come, ma in pochi secondi mi ritrovo a ballare mano nella mano con una violinista, per poi trascinarmi dietro Pet ed Ale, nonché il resto della band. Ecco le immagini video (io sono col giubbotto azzurro).

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Finito il nostro piccolo show ed aver salutato, torniamo su e continuiamo la passeggiata. Vorrei restare ancora in giro, ma si sta facendo tardi, e domani avremo una lunga giornata, così ci dirigiamo nuovamente verso l’underground. Arrivate a casa mi siedo un po’ in cucina, ho bisogno di relax. Monica inizia a pulire le stanze per non so quale motivo, ma ne sono contenta. Dopo un po’ arriva Liscia da sola, dice di essere qui dal pomeriggio, mentre Riccia è a bere in non so quale pub. Ceniamo assieme mantenendo un tono piuttosto allegro, tra l’altro questa volta Lubna ha proposto cose più fattibili, quali french fries e una specie di bastoncino findus enorme. Finito di mangiare, Monica dice di star male, tanto che annuncia che sta per vomitare e se ne va lamentandosi che aveva appena finito di lavare il bagno. La seguo chiedo come sta, sembra tutto apposto. Liscia è shockata, chiede trenta volte come sta, se ha bisogno di qualcosa, forse cerca anche la cartella clinica. Cerchiamo di tranquillizarla, ma lei insiste, dicendo che se avrà incubi sarà solo colpa di Monica. A questo punto torno in cucina: che palle, stavolta non sono riuscita a scansarla, mi tocca lavare i piatti. Vabbe, domani farò la vita da turista finalmente, non vedo l’ora! Meglio farmi una doccia e andare a letto, che avrò da che stare sveglia. Alla prossima cag… mirabolante puntata, miei cari!