Suona la sveglia, giù dal letto. Ieri sera avevo proposto di alzarci come quella mattina alle 6.45, ma Monica pensava fosse inutile, visto che dobbiamo essere a lavoro alle 10 e quel giorno siamo riuscite ad arrivare all’appuntamento alle 9, e secondo questo ragionamento le ho dato retta.

Ciò che non ho messo in conto è che ieri l’appuntamento era in centro, mentre oggi dobbiamo andare direttamente in periferia. Così, da brave idiote non ci siamo rese conto di aver perso fin troppo tempo, Monica truccandosi e facendo strane acconciature, io ciondolando nell’attesa. Come se non bastasse, la Central Line ritarda per più di 5 minuti, la Northern si ferma quando siamo quasi arrivate per non si sa quale motivo. Dopo aver vagabondato per le strade, riusciamo ad arrivare all’ufficio (ovviamente c’eravamo passate davanti almeno tre volte senza rendercene conto). Sono quasi le 11, e dentro ci attende Alessandro, il quale ci accoglie gentilmente e in breve ci spiega cosa dobbiamo fare, perché ha un appuntamento in banca e non può assisterci. Così per il momento lasciamo le cose tecniche e ci dedichiamo alla sistemazione delle fatture in ordine cronologico di chissà quale azienda turca, terminando il lavoro nell’arco di dieci minuti; le fatture erano molte, ma lavorando in due è stato facile. Non avendo più nulla da fare mi connetto al netbook che è riuscito a procurarci Ale: ragazzi, spero tanto che il mio futuro eventuale capo sia come lui, anche se lo avrò per poco (perché, nei miei sogni, sarò io il capo di tutto nella mia vita lavorativa).  Alessandro Pietrocola è il chief che vorrebbero tutti, se li trattasse per come tratta noi:  ha giustificato senza problemi un’ora di ritardo, ci ha procurato un pc, ha ordinato appositamente per noi un monitor, si fa dare del tu, scherza con noi, chattiamo via whatsapp e venerdì vuole pure che pranziamo assieme. Che dire? Un grande! Per le due rientra in ufficio, ed avendo un’ora libera decide che possiamo andare assieme in pausa pranzo. Ci porta “Da Lillo’s”, un ristorante italiano dove a servirci ci sarà Davide, un signore di origini sarde che ci farà spaccare dalle risate. Il pranzo non è male, ho ordinato degli spaghetti alla carbonara, che anche se non dei migliori mi hanno soddisfatto, specie nella quantità. Per completare, dopo il caffè ci serve dalla sua riserva privata un bicchierino di mirto, giusto per digerire: il mio primo alcolico in Inghilterra, decido di dedicarlo a tutti gli amici sardi che in questo momento non se la stanno proprio spassando. Fattesi le 3, nonostante avessi messo mano al portafoglio, il conto vuole pagarlo Ale, cosa che sinceramente non mi dispiace, e continuando a parlare di liquori al bergamotto e prodotti tipici vari torniamo in ufficio. Appena entrati, Ale si dedica ad un cliente, per poi farsi raggiungere da Donato, col quale avevamo appena iniziato a parlare. Intanto penso a Peter: ma che cavolo fa durante il giorno? Fino alle 3.30 ha assistito ad una lezione nella scuola d’inglese dove lavora, a quanto pare dovrebbe seguire un intero corso gratuitamente, per poi uscire da solo e andare chissà dove, previa richiesta di compagnia a chiunque del gruppo, ma in quel momento eravamo ancora tutti in ufficio. Alle 4.10 Ale decide di congedarci, così ci dirigiamo verso la metropolitana. Alle 17.00 saliamo sul tube in direzione Charing Cross, per poi vederci con gli altri a Tottenham Court Road. Dopo mille giri riusciamo a incontrarci col resto della comitiva, per poi recarci nuovamente sole da Primark. Dio santo, quanta roba figa in un sol posto! Dopo aver messo da parte circa venti capi in due, ne usciamo con 4 o 5, di cui io ho preso un paio di guanti ed un cappello. Finito di gironzolare per i negozi ci rivediamo tutti assieme, passiamo un po’ di tempo parlando e poi andiamo verso l’underground. Questa volta siamo in quattro, io, Mo, Fra ed Anna. Monica resta nel suo mondo, mentre io do inizio a un’accesa discussione con Anna su come proteggersi dagli attacchi notturni di Francesca. Alle 20.20 siamo alla nostra fermata, lasciamo le altre e ci dirigiamo verso casa. Stranamente ci accoglie la padrona di casa: cosa è successo, è arrivata la regina? A quanto pare no, ma qualcuno c’è: abbiamo due nuove coinquiline tedesche. Nel frattempo, con mio sommo piacere scopro che il wifi prende in cucina; magari mi ci accampo! Mentre preparo il giaciglio però, vengo brutalmente interrotta dall’arrivo delle due nuove ragazze. Appena presentate dimentico il loro nome, da questo momento saranno la Liscia e la Riccia. Credo che paghino di tasca loro in via posticipata, perché Lubna è fin troppo servizievole stasera: avida. Vabbe, le tipe sono simpatiche, e almeno abbiamo avuto compagnia durante la cena, e botta di culo, parlando parlando non ho manco lavato i piatti. Finito di sistemare vado a farmi una doccia. Maledizione. L’acqua è gelata, e credo che mi sarei sottoposta ad una temperatura più tollerabile se avessi deciso di lavarmi all’aperto sotto la pioggia, e magari sarebbe stato anche più igenico. Finito di asciugarmi i capelli e sbrinare il naso dalle stalattiti formatesi in quella cella frigorifera chiamata bagno, torno in cucina per poter completare il mio racconto di giornata da inviare a IAMU. Sorpresa, sorpresa, chi arriva? L’amica pakistana! Che a malapena risponde al saluto e inizia a cucinare una delle sue solite robe puzzolenti. Benissimo, qui non c’è più posto per me, tanto vale andare a letto. See ya!

La foto che allego è stata scattata in una delle tante metro dove siamo state oggi.