6.45, suona la sveglia, JAx si fa sentire forte e chiaro anche all’estero. La giornata non inizia nella maniera migliore; la prima cosa a cui penso è che dovrò vestirmi elegante per andare a lavoro, la seconda è che questa casa non mi piace.

Appena pronte, io e Monica scendiamo in cucina. Mamma. Di certo non è proprio il più fulgido esempio di pulizia. Data una rapida occhiata al bollitore decidiamo di non usufruirne. Prendiamo le tazze dalla mensola: sporche; le posate dal cassetto? Anche peggio. Bene, iniziamo a lavare. Finite le pulizie, possiamo dedicarci a una delle peggiori colazioni della nostra vita, e dopo esserci messe camicie e altra roba che io ripudio, siamo pronte per uscire di casa. Appena fuori mi sento già molto meglio, l’aria è fresca, e quella schiera di case ordinate mi mette fiducia. Nell’arco di cinque minuti siamo all’underground, giusto il tempo di prendere la central line per Ealing Broadway. Questa volta posso davvero gustarmi la metro: ieri è stata un’ammazzata a causa delle valigie, tanto che qualcuno ha rischiato di non riuscire a scendere e saltare la fermata, ma oggi ho solo Monica ed una tracolla, carico abbastanza leggero. Arriviamo a Sheperd’s Bush, dove incontriamo il resto del gruppo. Da qui ci dirigiamo alla sede della Sagittarius One, l’agenzia dove lavora Luca, il tipo che venne a prenderci alla stazione, ricordate, miei bei due lettori? Qui iniziamo un piccolo meeting, dove Lu ci spiega cosa andremo a fare e come raggiungere il posto di lavoro. A quanto pare il nostro si trova dall’ altra parte della città, a West Finchley. Ad accompagnarci lungo il tragitto sarà sempre Luca; a suo dire siamo fortunate,  perché potremo vedere il vero volto di Londra, non solo il centro. Lottando contro il vento riusciamo ad arrivare al punto d’incontro con Alessandro, il capo dell’ agenzia dove lavoreremo. Ale è un tipo molto simpatico ed alla mano, originario di Catanzaro, ha 30 anni ed un’agenzia di nome Meetiss, le cui sedi si trovano a Londra, Honk Hong e in Lituania: sostanzialmente, se fosse rimasto in Italia a quest’ora al massimo ne avrebbe avuta una a Catanzaro, una a Paola e se fosse stato fortunato una anche a Vibo. Dopo averci gentilmente offerto la colazione ci porta in ufficio. Ci prepariamo per lavorare, ma il pc non connette in alcun modo: un pacco di 5kg prettamente inutile. Così passa il tempo, e noi non possiamo far nulla, se non iniziare stupidi discorsi sulla burocrazia e ridere come deficienti per buoni quarti d’ora senza alcun motivo, giusto per disturbare quel poveraccio di Donato, il collega con cui dividiamo l’ufficio. Alessandro rientra da un appuntamento con un cliente, e per fortuna decide di lasciarci uscire. Scendiamo e sono le 15.44. Sotto perdiamo subito il senso dell’orientamento, così iniziamo a vagare per le strade chiedendo informazioni. Passando davanti a un supermercato ricordo di aver bisogno di un adattatore, così entriamo dentro, uscendo poi con tutto meno che quello. Presa la giusta direzione, ci incamminiamo per la metro, ma il dedalo che ci si pone davanti ci confonde di nuovo, tant’è che chiediamo  aiuto a un signore che ci snobba altamente. Per fortuna, una signora sente la nostra richiesta d’aiuto, e guarda caso sta giusto andando in quella direzione, così non solo ci accompagna fino a dentro, ma ci indica pure quale metro prendere. Arriviamo a Tottenham Road, dove incontriamo il resto del gruppo al Cafè Rouge. Mentre divido un hot dog con Pet, arrivano anche gli ultimi ritardatari, e così discutiamo della giornata appena passata. Seccati di stare dentro, alcuni di noi escono a farsi un giro, ma alla fine non riusciamo a vedere nulla in quanto tardi, ma almeno riesco a comprare un adattatore per il modico prezzo di 7 pound. Corriamo per intercettare il tube che dovrebbe portarci a casa, e per un pelo non finiamo in quello sbagliato perché Monica non mi ascolta mai. Preso il mezzo giusto, arriviamo alla stazione di Redbridge: dove cavolo siamo adesso? Io inizio a camminare spedita per Roading Lane Avenue, svoltando poi per Leigh Avenue. Durante il tragitto,  Monica non fa altro che esprimere perplessità in merito alla strada che ho preso, tanto da suscitarmi dei dubbi. Ragazzi, le villette a schiera inglesi saranno pure belle, ma sono fin troppo simili tra loro, credetemi. Da qui in poi perderemo circa tre quarti d’ora andando avanti ed indietro per Falmouth Gardens, fino ad arrivare al numero civico 140, noi siamo al 3. Torniamo indietro seguendo i numeri nel verso discendente, ed alla fine giungiamo giusto dove stavo andando io. Maledizione. Va bene, almeno siamo arrivate. Dopo aver lottato con la serratura siamo finalmente a casa; saliamo sopra, distrutte e affamate, ma ecco la sorpresa: non c’è niente. Contattiamo Lubna via whatsapp, la quale ci dice che la cena può esser servita tra le 19.00 e le 20.00, ora è troppo tardi, ma forse potrebbe portarci qualcosina. All’inizio rifiutiamo, più per stanchezza che per altro, poi accettiamo. Così andiamo a rifocillarci, facendo finta di non notare qualche capello, che se pur fonte di proteine non ci aggrada più di tanto. Dopo cena, finito di sistemare le stoviglie vado a farmi la mia meritata doccia, piuttosto corroborante tra l’altro, visto che, non per mia scelta, passava da gelata a bollente. Uscita dal bagno vado in stanza per chiamare Peter, che dovrebbe spiegarmi via telefono come sistemare il maledetto pc, che forse sa qual è il problema. Non risponde, è a letto. Diamine, sono a malapena le 23! Bene, mi tocca scrivere al capo che se non ci procura un portatile per lavorare può anche fare a meno di noi. A questo punto non c’è più niente da fare, così, giusto per perdere un po’ di tempo, inizio a sistemare la roba, per poi andare a dormire. Questa Londra ci distrugge, ma vorrei che i giorni non passassero mai!

La foto è la vista dal posto di lavoro:)