Giornatina pesante? Mh, nah, ma che dite, ho solo la spina dorsale che da S è diventata una spirale. Ok, cominciamo come al solito dal risveglio: ho caldo, sono ingarbugliata tra le lenzuola; mi sa che ho sognato di galoppare stanotte, perché mi sento stanca morta.

Glenda chiama per la colazione, così mi faccio forza e vado giù. Al solito è tutto pronto, ma prima di accomodarmi vado diretta alla porta sul retro, so già che lì mi attende Tiger. Le apro, ci salutiamo e mi segue in sala da pranzo. Guardo sul tavolo e… Toh! Nutella! E proprio ora che ce ne andiamo la tiri fuori (penso io)? Ma sì, anzi che c’è. Guardo i toast, sono perfet… no. C’ha messo anche oggi il burro. Okay,vada fino a ieri quando in tavola ci mettevi la marmellata, ma oggi cosa c’entra? Glenda passa dal tavolo, chiede se è tutto ok, le dico di sì. In ogni caso lamentarsi non farebbe sparire il burro, ma solo rendere scontento qualcuno che ha fatto un servizio con tanto amore. Come si dice al mio paese, a caval donato non si guarda in bocca, così inizio la mia bella colazione “leggera” a base di toast imburrati alla nutella. Sono buoni, tanto il burro è morbido e non si sente, ed in ogni caso solo Dio sa il quantitativo di calorie che sto ingurgitando in questi giorni dovendo andare per locali, una cosa in più una in meno, una volta in Italia dovrò comunque lottare per smaltire gli eccessi, tanto vale non preoccuparsene adesso. Finito di mangiare porto i piatti in cucina, oggi li lava Monica, io salgo su e vado al bagno. Quando sono pronta lei ancora non è neppure a metà dei preparativi, così mi metto a navigare col cellulare. Vedo l’icona di aggiornamento firmware, dò l’ok per l’avvio: non lo avessi mai fatto. Il cellulare si riavvia, fa per aggiornarsi e si blocca per poi riavviarsi da capo, in continuazione. Tolgo e rimetto la batteria, non cambia nulla. Mando in recovery, faccio l’hard reset, boot, antani, supercazzola prematurata, niente, non c’è niente da fare. Nel frattempo siamo arrivate fin dentro la metro, ancora impreco a denti stretti. A questo punto cerco di tornare alla calma, lì non posso far nulla, tanto vale non dannarmi. Tolgo la batteria e poso il telefono, inizio a leggere un libro. Scese alla fermata d’arrivo andiamo al Coffee Seeker, per la prima ed ultima volta in questa esperienza Ale è già dentro ad aspettarci. Lo vediamo al tavolo con Olga, son contenta, ciò vuol dire che potrò salutarla prima di partire. Ora che ci penso, dov’è Andrea, il ragazzo col quale dovevamo vederci? Chiedo ad Ale, mi spiega che stamattina non c’è. Mi hanno spiegato che nel Regno Unito se assumi un lavoratore part-time non paghi tasse, con uno full-time sì, così i datori di lavoro preferiscono assumere due ragazzi a metà giornata piuttosto che uno per tutta. Mi dispiace un po’, gli avevo promesso che ci saremmo rivisti, ma si tratta di una questione di forza maggiore, pazienza. In compenso c’è il ragazzo che vidi il primo giorno, un tipo biondo con gli occhi azzurri, il solito inglese, ma con un’aria molto simpatica e bonacciona, un po’ goffo; mi pare un bambino troppo cresciuto: sorrido, fa tenerezza. Ci sediamo al tavolo, io prendo il mio solito single espresso, parliamo un po’. Ale spiega a Olga che oggi sarà il nostro ultimo giorno, mostriamo di esser tristi e lei dice che a sua volta non ne è felice, almeno le toglievamo l’incombenza della posta! Con questo commento scoppiamo a ridere, dico che se fosse per me continuerei a sistemarla per il resto dell’anno, pur di rimanere qui. Andiamo in ufficio, iniziamo a lavorare. Tra una cosa e l’altra mi connetto subito a fb, chiedo aiuto a Saverio, un mio amico più esperto su cellulari e dintorni. Il poveretto è sempre disponibilissimo, subito pronto per darmi una mano. Guarda caso, a dispetto degli altri giorni oggi c’è diversa roba da fare oltre alle solite cose da pc, arriva pure un cliente, ma giusto perché avevo bisogno di calma. Save cerca di aiutarmi al meglio, ma si son fatte le due e ancora siamo a un punto morto. Il cliente è andato e Ale vuole uscire per il pranzo. Di certo non posso dirgli di aspettare, così mi scuso con Save, lo ringrazio comunque per aver perso tempo appresso ai miei problemi tecnologici e poi esco. Andiamo tutti e quattro “da Lillo”, il suo ristorante italiano di fiducia: essendo l’ultimo giorno ci vuole far mangiare bene. Qui veniamo accolti come l’ultima volta da Davide (ve lo ricordate, il nostro simpaticissimo amico sardo?), neanche il tempo di accomodarci che già rido. Ale propone salmone, gamberoni e chi più ne ha più ne metta, ma io rilancio sulla semplicità della carbonara della volta scorsa, con in aggiunta un bel bicchiere di vino della casa. Ordiniamo tutti e quattro un primo, vino ed acqua, a fine pasto ci viene proposto il dolce, ma nessuno di noi ha ancora spazio nello stomaco, ci fermiamo al caffè. Stiamo al ristorante per circa un’ora e in quel lasso di tempo rischio di strozzarmi più volte: prima col vino, poi con l’acqua, la pasta ed anche il caffè. Mangiare con Davide vicino è pericoloso, ti fa scoppiare a ridere proprio mentre ti ritrovi il boccone in gola. Pagato il conto salutiamo, ringrazio di tutto e gli stringo la mano, mi spiace sapere che non ci rivedremo. Olga ride, dice che per lavorare ha bisogno di un po’ di tensione, ma quando beve vino le passa, così ora non potrebbe proprio. La guardo, ha una faccia pulita, sentirla parlare mi fa ridere, guardarla sorridere. In sostanza, dalle 2 fino alle 3 ho avuto un’espressione da ebete. Tornati alle postazioni, vino o non vino si lavora. Per fortuna il mio compito lo svolgo subito, ma Saverio si è disconnesso. Tragedia! Guardo chi c’è in chat, vedo Luca, un amico altrettanto bravo. Non vorrei disturbarlo, ma sono a Londra, il cellulare mi è quasi indispensabile. Lo contatto interrompendolo dallo studio, ma dice che non fa niente, può aiutarmi. Buttiamo un sacco di tempo (io anche di sangue), ma alla fine ce la facciamo. Per queste cose solitamente si fa pagare, da me invece si è fatto fare una promessa in particolare, cosa ben peggiore. Si son fatte le 4.30, il cellulare va, alla fine son contenta. Mi alzo, mi rendo conto che non tornerò più là dentro e d’improvviso mi intristisco. Ci salutiamo con Ale, gli stringo la mano e lo abbraccio, a Olga posso fare solo un cenno, perché è al telefono con l’Agenzia delle entrate. Donato sfortunatamente oggi non è venuto, così i miei saluti non saranno di persona. Andiamo in metro, sto ascoltando l’album “Amen” dei Baustelle. La canzone in riproduzione si interrompe all’improvviso, il telefono si è riavviato da solo. Aspetto. Rimane per com’è. Maledizione! Di nuovo, tolgo e rimetto la batteria, tutto invariato. Torno a leggere, non si può far nulla. A Oxford scendiamo, qui penso di mandare in recovery, ma ho paura di far qualcosa di sbagliato. Contatto Luca col telefono di Peter, gli prende malissimo e per due messaggi aspetto che carichi per mezz’ora. E dai! Alla fine ce la facciamo, mi dice di fare come avevo pensato dall’inizio. Purtroppo perdo tutti i dati personali, ma pazienza: per fortuna le cose sulla memoria di massa son rimaste, quel che ho perso son state le personalizzazioni e le app, nulla di irreparabile. Dopo poco arriva Giada, a questo punto andiamo, la meta la decide lei, ovviamente: e Primark sia! Passiamo il resto della serata assieme, ora son tranquilla, torno a ridere; è una tipa strana, per questo mi piace. Normalmente, il suo nome è sinonimo di ritardo e anche questa volta non si smentisce, facciamo aspettare i prof per oltre un quarto d’ora. Fa niente, quei poveracci son abituati e per quanto mi riguarda è la prima volta che li faccio aspettare. Prendiamo la metro, tutti a casa, ci rivedremo domani mattina. A casa attacco il telefono in carica, metto ad aggiornare le app di sistema. Nel frattempo riappare l’icona dell’aggiornamento firmware, mi dice di installarlo: AH, COL PIFFERO! Guardo quella stupida miniatura con disprezzo, cerco addirittura su internet come toglierla e me la levo dai piedi. Scendo giù, la cena è pronta. Oggi c’è del pesce con riso e carote bollite. Non vado matta per due su tre di queste cose, ma è buona la cena. Mi rivolgo a Monica: “Ora per completare, ci vorrebbe il dolce. È l’unico tocco che manca a questa casa perché sia perfetta”. Tempo di terminare la frase arriva Glenda con un piattino con sopra delle specie di tortine, ci chiede se le abbiamo mai provate e se le volessimo provare. Diciamo che no, non le abbiamo mai provate. Ma sì, siamo più che ben disposte a rimediare. Ci sorride, torna qualche momento dopo con due ciotoline, all’interno delle quali vi sono queste tortine ripiene di non so che affogate in crema pasticciera. Un tempo sapevo il nome di questo dolce, ora so solo che è dannatamente buono, tanto che nemmeno il tempo di affondarci il cucchiaio, Monica l’ha già finito. Non osare puntare il mio, donna, non ne avrai. Finisco di mangiare, porto le cose in cucina e salgo su. Controllo l’avanzamento dei processi nel telefono, per poi andare a farmi la doccia. Adesso è l’una, sono stanca e voglio dormire. Domani avrò tanto da fare, spero anche da raccontare. Bye!