A scuola dalla Regina. Londra #16

18 cartoline

Una giornata basata sulla colonna sonora dei Ministri non poteva che andare bene. Ieri sera sono andata a letto per le due, così stamattina, quando Glenda mi chiama per fare colazione, mi sento come se fossi reduce dal Vietnam: “Ah, maledetto Charlie che mi togli il sonno, mi porterai alla pazzia!”. Scendo giù per le scale e durante una chiacchierata poco convinta mangio con lentezza quel che mi trovo davanti per poi lavare i piatti. Avrebbe dovuto farli Monica, ma è scappata via, si crede furba.

Domani glieli sbatto in faccia, per oggi passi che è il suo compleanno. Salgo, mi sistemo senza fretta, poi non resta che aspettare la già citata reginetta, che ci mette un tempo lunghissimo a prepararsi. Prendiamo la metro, per le 11 siamo al Coffe Seeker. Oggi ho fame, prendo espresso e cornetto alla nutella. Ho voglia di scherzare, così la pappa si fredda, ma in compenso Ale si sganascia dalle risate. Non so se l’avevo accennato, ma in questo locale lavora un ragazzo italiano molto simpatico. Oggi ho parlato un po’ anche con lui, mi ha chiesto se ci fermeremo fino a capodanno, io ho risposto che purtroppo partiamo il 6 dicembre: “Ah, peccato… mi spiace! Ma poi ripassi per salutarci, vero?” Ovvio che sì, ormai questo è il mio bar di fiducia! Credo lo farò domani mattina, in quanto ho scoperto che giovedì ci verrà dato libero e venerdì dovremo prepararci alla partenza. Pagato il conto ringraziamo e salutiamo, così andiamo in ufficio. Avendo fatto un’abbondante colazione al bar, all’una non ho ancora fame e con questa scusa rimango una giornata filata in ufficio, non mi va di uscire per la pausa pranzo. Come al solito finisco presto di fare i documenti che mi son stati assegnati, adesso Ale è al telefono e non può darmene altri, così dico a Monica di sbrigarsi ed andare. Sono le 4, a questo punto sorge in entrambe un certo languore. Lungo la strada che porta alla nostra nuova metro ci sono diversi punti di ristorazione, così entriamo nel primo che ci ispira, un fast food a base di pollo. Ordiniamo i menù, un ragazzo ci prepara tutto, chiediamo conti separati. Monica fa: “Can I pay with card?” “No, sorry, only cash.”. Solo contanti, niente carta. Mi guarda, la guardo: non abbiamo un centesimo in contanti. Dopo un eterno momento di imbarazzo gli diciamo che abbiamo solo la carta e che quindi può tenersi la roba. Il tipo ha un sorriso da ebete, credo sia incazzato come una iena, si gioca la sua ultima carta dicendoci che lì vicino potremmo ritirare, ma noi rifiutiamo l’offerta del dottor Pollo e andiamo avanti. Addio bello, mangiatele anche per me due patatine. Ripieghiamo su un Subway, qui per fortuna possiamo pagare con carta e il panino è anche buono. Rifocillateci, prendiamo la metro, oggi ci si vede a Tottenham. Arriviamo sul posto, al solito manca ancora qualcuno, la cosa strana è che tra questi “qualcuno” ci sia anche Peter, che solitamente è il primo ad uscire dal lavoro e oggi non ha fatto eccezione. Lo aspetto, non mi va di girare senza di lui. Dopo un po’ arriva, ha un trolley appresso, ma… collego subito: è arrivata Carmen! Lo guardo, con gli occhi gli chiedo dove sia, lui scuote la testa, poi la vedo e le salto addosso travolgendola. Ah, Carmen! Carmen è la sorella più grande di Peter, ed io la adoro! Starà qui fino al 7 per motivi personali. Con lei è venuta anche Germaine, la madre, bacio e abbraccio anche lei. Sono stanche, Carmen inizia subito a farmi il resoconto delle sue disavventure da viaggio, io ascolto con un sorriso da ebete, credo che Mr Pollo mi abbia contagiato, anche se il mio è di felicità. In ogni caso sono molto stanche, e ci credo, così gli spiego rapidamente quale percorso devono prendere per arrivare all’albergo in metro e le accompagno con Peter fino infondo alle scalette. Le vediamo passare dagli sportelli automatici, un po’ impacciatamente, per poi seguire con lo sguardo le loro teste fra la gente. Ci guardiamo: oh, le nostre bambine, crescono così in fretta! Torniamo su, ci facciamo un giro assieme. Da questo momento in poi non faremo altro che i cretini, rideremo come idioti per ogni cretinata. Ogni tanto ci sta. Essendo prima stati con le nuove arrivate saltiamo l’appuntamento con gli altri, torniamo a casa da soli. Facciamo il tragitto assieme fino a Leytonstone, poi Peter scende per andare a Woodford, io proseguo per Gants Hill. Arrivo a casa per le nove, abbastanza tardi per gli standard inglesi. Viene ad aprirmi Glenda, tempo di lavarmi le mani è pronta la cena, parliamo un po’ mentre mangio. Pulito il piatto si mette a gridare a gran voce il nome di Monica per farla venire: che carina, le ha preparato un dolce per il suo compleanno! Ci chiede se è di nostro gradimento, continuiamo a parlare e, mentre ci dice che se mai volessimo tornare a Londra possiamo stare da lei, scopriamo che forse un tempo ospitò anche il cugino di Monica, un certo Alessandro: what a little world! A un certo punto inizia a parlare per la prima volta del suo defunto marito, è molto dolce. Ci vede interessate, così ci chiede se vogliamo vedere delle foto, accettiamo di buon grado. Ci fa fare il tour della casa sotto un nuovo aspetto, a venirci mostrati sono molti parenti ed amici. Ascoltando le sue parole scopro che ha viaggiato molto. È stata insegnante di economia e business, a tutt’oggi insegna se non ho capito male, anche se non allo stesso modo di prima e sta cercando di portare avanti diversi progetti. A tal proposito ci fa vedere diversi siti, non è praticissima al pc, ma se la cava! Mi piace il fatto che sia così alla mano, è proprio una mamma. Torniamo a parlare mentre mi coccolo Tiger. Ora si è fatto tardi, son distrutta, così ringrazio per tutto e vado su. Tempo di lavarmi e dare una sistemata è l’una: WHAT! E dire che mi ero ripromessa di andare a letto presto! Vabbe, meglio tardi che mai. Adios!

PS: sono arrivate le cartoline che avevo mandato all’Italia (foto)