Il risveglio più dolce di tutti. Monica si alza alle 6, io non la sento, mi sveglio da sola alle 7.30 grazie al sole che entra dalla finestra. Mi guardo intorno: una stanza pulita, ordinata. È calda, ma non afosa. E l’aria è pulita, respirare è un piacere.

Tutte queste cose non erano scontate da oltre una settimana per me. Scendo dal letto senza mettere le ciabatte, non serve. Avevamo concordato di fare colazione proprio verso quest’ora, perfetto. Scendiamo al piano di sotto, sul tavolo ci sono tovaglioli, posate e due bei piatti fondi decorati a fiori. Questa casa non è solo pulita, ma anche accogliente. Ci raggiunge Mrs Glenda in vestaglia da notte, ci sorride e chiede se abbiamo dormito bene e se è stato riscontrato qualcosa che non va da ieri sera. Nulla, tutto perfetto. Ci prepara latte, the e toast, i cereali sono sul tavolo. I toast li porta in tavola su due piattini differenti, già imburrati, se vogliamo la marmellata è la vicino. Finito di mangiare riportiamo tutto in cucina, le diciamo che possiamo pulire noi, lei ringrazia e ci spiega cosa usare, così Monica lava i piatti, io pulisco il tavolo dalle briciole. Sono le 8, il figlio è uscito per andare a scuola da qualche minuto e l’altra figlia è fuori già da un po’,  così posso usare il bagno (ed il bidet, non scordiamocelo <3) con tutta calma. Torno in stanza che sono le 8.13, rifaccio il letto, prendo tracolla, scarpe, giubbotto e scendo nuovamente giù. Glenda è uscita per andare a lavoro, ne approfitto per fare un giro delle stanze comuni della casa. Il salotto è ampio, con diversi divanetti e poltrone che appaiono comodissimi, una tv enorme. Anche qui non c’è la moquette, solo qualche tappeto e in un angolo intravedo una tastiera. Mi piace.  Tutta la casa è piena di foto di un uomo robusto e sorridente. Credo fosse il marito, si capisce bene che purtroppo non c’è più. Peccato, sono sicura che era una di quelle persone con cui si inizia a ridere da subito. Finito il tour penso a Tiger, ma dov’è? Alla fine lo scopro, è fuori, dalla parte della lavanderia. Apro la porta ma non la faccio entrare, se l’hanno lasciata fuori ci dev’essere un motivo. Ad ogni modo, mi metto ad accarezzarla sul ciglio. Il suo pelo è folto e morbidissimo, tigrato di vari colori, nero, marrone e arancione. Gli occhi li ha tra il verde e il color miele, le pupille enormi. Ha un collarino verde scuro che le sta benissimo e lei è una cicciona meravigliosa! Amo i gatti, si nota? È molto docile, si fa prendere tranquillamente in braccio. Purtroppo è tardi, così devo salutarla e rimetterla in giardino, mi dispiace un po’. Andiamo all’entrata, le scarpe le metto fuori per come ci è stato raccomandato, non mi va di sporcare, fa la stessa cosa Monica. Fatichiamo un po’ a chiudere le porte, hanno dei meccanismi particolari, ma alla fine ci siamo. Chiuso il cancello alle spalle, ci incamminiamo verso la metro. La strada è sempre dritta,  e qui almeno ci sono macchine e negozi, non come in quella di prima, tristemente desolata. Gli accessi alla metro sono almeno 4, prendiamo quello più vicino, sperando di riuscire a ritrovarlo stasera, altrimenti pazienza, in ogni caso allungheremmo di poco. Prendiamo la prima metro alle 8.53, la seconda alle 9.17, appena arrivate. Grande! Non vedo l’ora di andare a lavoro, mi spiace non esserci potuta andare ieri, come ho detto quell’ufficio è grandioso, starci è un piacere. In metro ascolto “Come vorrei” degli Afterhours, i violini ed il piano mi mettono ulteriore allegria, anche se questa canzone non dovrebbe proprio mettere allegria. Pure i Bon Iver mi fan sorridere. Dico a Monica se vogliamo scendere alla fermata di Finchley Central oggi, perché mi pare venga più vicino come tragitto. A lei va bene, così oltre a quella di partenza, oggi cambiamo anche la fermata di arrivo. Da West Finchley veniva un percorso molto contorto, tutto curve e casupole, con stradine che convogliano il vento per sputartelo dritto in faccia. Da qui, invece, la strada viene tutta dritta e, non solo non becchiamo vento, ma è anche piena di negozietti e gente. Oh, se solo potessimo iniziare tutto da capo da oggi? No? Vabbe, ma almeno pensateci. Al lavoro Ale non è ancora arrivato, lo aspettiamo al Coffee Seeker. Ci sentiamo via whatsapp, scopriamo che è stato lui ad intervenire per il nuovo alloggio. Ma può esistere una persona tanto gentile e simpatica al tempo stesso? A quanto pare sì, quindi a partire da oggi siamo doppiamente fortunate: sia sul lavoro, che per la casa e lo dobbiamo a lui. Quanti cervelli del genere sono dovuti fuggire, per arricchire paesi che nemmeno amano… Bah, eppure io ci spero. So che dovrò andarmene dall’ Italia, ma mi piacerebbe poterci tornare e restare, renderla migliore. Una volta al Coffee Seeker parliamo proprio di questo davanti ad una cioccolata calda: argomento Italia. Prima Ale ci racconta dell’epopea che ha dovuto affrontare in Calabria quando non so da dove voleva andare a Tropea con degli amici. Sulla carta ci sarebbero volute 2 ore, in pratica ce ne hanno messe 10. Alla fine il viaggio è stato divertente, ricorda delle enormi tavolate nelle piazze dei paesini, dove venivano accolti senza che fossero conosciuti da nessuno, il caffè ogni volta che chiedeva un’informazione, i panini regalati a caso dalle solite mamme dal cuore grande. Parliamo della valorizzazione del territorio calabrese, inesistente. Lui stesso dice che Tropea confrontata con Lignano Sabbia D’Oro e compagnia bella è una perla e, dopo aver viaggiato per diversi posti, può affermare che il nostro mare sia di una bellezza equiparabile a quello caraibico. Da qui è inevitabile finire a parlare di politica, del trattato di Maastricht, l’euro, la mafia, gli idioti che ci hanno rovinato. Tra un sorso dolce di cioccolata e uno amaro del veleno che sputavamo sulla nostra condizione politica, ci incamminiamo e arriviamo in ufficio. Completo ciò che avevo lasciato l’altro ieri, inizio a preparare nuovi documenti. Non faccio la pausa pranzo, non mi va. Si fanno le 4.15, io ho finito e Monica può completare lunedì, così andiamo, abbiamo appuntamento per le 5/5.30 ad Oxford con gli altri, e per me, quasi, quasi, anche con un panino. Una volta arrivata avvisto subito i prof, ci scambio due parole, scappo dal Pret a Manger più vicino. Gli altri arrivano poco dopo, così ci incamminiamo ognuno per dove preferisce, io ovviamente sono con Peter. Mentre camminiamo lui e Francesca giocano come deficienti, facendomi cadere il sandwich al salmone. Odio, rabbia, dolore, tutti arrivati nello stesso frangente, per poi culminare nel lutto. Maledetti, restituitemi il mio panino! Nel frattempo arriviamo davanti ad Hamleys. Io l’ho visto ieri, gli altri no, ma sinceramente un altro giro non mi dispiace! Non volevo spendere soldi, ma questa è già la seconda volta che mi inebrio di così tanta bellezza, non posso fare a meno di comprarmi un giocattolo, quello meno costoso tra quelli che mi son piaciuti, circa 16 euro. Ah, una fitta allo stomaco, no, era il portafoglio. Mi hanno pure fregata con la conversione in euro, ma poco importa, mi son comprata un giocattolo, è festa! Prendiamo pure un pensierino per un amico (non faccio nomi per non rovinare la sorpresa), poi usciamo. Giriamo un po’, poi torniamo al punto d’incontro, che si son fatte già le sette. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per domani mattina a London Bridge, ci faremo un giro nei dintorni, per poi andare nel pomeriggio a Camden Town, finalmente! Non vedo l’ora, spero tanto di trovare roba interessante. Prendo l’underground con Anna e Fra, anche loro scendono a Gants Hill. Non so per quale assurdo motivo ci indicano la via di casa, e noi come le idiote le prendiamo in parola, così allunghiamo immensamente il giro per poi tornare sulla via giusta, con i piedi doloranti. Sappiate che anche se lo avete fatto in buona fede, me la pagherete. O forse no, ma Francesca mi deve comunque un sandwich. Torniamo a casa, ad accoglierci c’è Glenda, la cena e già pronta. Mi piace questa donna, è gentile, pulita e chiara quando parla. Prima di sederci a tavola passiamo a salutare Tiger, appollaiata sul suo bel cuscino nel salotto. Mangiamo, la cena consiste in spaghetti in scatola, verdure bollite e purè, e che ci crediate o no è buona! Dopo laviamo i piatti, Glenda esce con la figlia, io torno ad accarezzare Tiger. Trovo un suo giochino e inizio a stuzzicarla, è bellissimo vedere una gatta obesa messa solo su due zampine! Passo buoni 20 minuti a godermi le sue fusa, poi salgo su per una doccia, raccolgo i panni e fine, non ho più voglia di far niente, sono troppo stanca. Il letto tra l’altro è comodissimo, ho perso tempo a finire l’articolo unicamente per una lettrice in metro affezionata (senza fare nomi, Ylenia, senza fare nomi). Ora vado a nanna. Pet se non ti piacciono i miei articoli non leggerli, tanto non scriverò che sei un figo!
A domani! 😀