5.53, sono sveglia dalle 5 e sono pronta già da 20 minuti, in attesa dei i miei. Come al solito, nonostante sappia benissimo che lo odio, specie al mattino presto, mia madre mi sommerge di domande. Appena lascia un attimo di tregua al mio cervello, penso alla valigia.

Ormai da ieri sera (sì, ho iniziato a farla solo ieri sera), la  valigia è diventata il mio bambino, ogni due e tre la prendo in braccio per pesarla, e sono sicura che ancora si trova oltre il peso limite. Proprio per cercare di lasciarla il più leggera possibile sto portando addosso il giaccone invernale e le dt martines, la combo perfetta per far diventare un viaggio a dir poco sgradevole. Saliti in macchina, mio padre decide che deve lasciarmi un bel ricordo dell’ Italia, accendendo la radio sull’ unica stazione al mondo che possa trasmettere nell’ arco di dieci minuti tutti i successi peggiori della musica nostrana. Ora che ci penso, piuttosto che pensare alle cretinate, avrò preso tutto?… Vabbe, almeno l’essenziale dovrebbe essere ok. 6.08, arriviamo all’aeroporto. Mio padre fa al solito uno dei suoi parcheggi strategici, atti a fare km a piedi, di certo perché ci tiene alla nostra salute, mica perché impedito, eh. 6.12, arrivo dentro l’aeroporto: dentro ci stanno già i prof e qualcun altro dei gruppo che discute amabilmente, io dormo ad occhi aperti. Infine inizia la trance più odiosa: la fila del check-in. Mentre facciamo i controlli al metal detector, vengo intercettata da una poliziotta, la quale è più che convinta di conoscermi; la cosa strana è  che, nonostante dica di avere un’ ottima memoria, non sa come. Ho sentito il suo sguardo addosso finché non sono stata fuori portata. Bene, si parte. Appena sull’ aereo iniziano i problemi: Pet chiede di utilizzare la fotocamera,  così mi rendo conto che qualcosa non va: la maledetta ha problemi con lo zoom. Perfetto, tre settimane senza una foto, yay. Arrivati a Roma iniziamo a vagare in cerca del gate, ed una volta individuato molliamo le valigie ai prof per poi disperderci. Nel frattempo Ale va a cambiare i soldi per tutti; pessima scelta. Ricordate ragazzi, mai cambiare valuta se siete ancora nel vostro paese, le commissioni sono una cosa assurda. Superata la mazzata del cambiovaluta ci rechiamo al ristorante. Gli altri mangiano, io preferisco dannarmi col wi-fi. Non ho fame, infondo non è neanche mezzogiorno. Verso le 12.30 il disagio si fa strada assieme all’ abiocco, senza mettere in conto che per passare il tempo ho iniziato a leggere “Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna. Alle 13.10 possiamo finalmente inziare a prepararci per il secondo imbarco. Ora, io sono pienamente cosciente del fatto che la foto della mia ID card faccia schifo, ma quando l’hostess mi ha fermata per ricontrollare con sguardo allibito che fossi davvero io quella in foto, credo di essermene ulteriormente convinta. Finalmente si fanno le 13.20, così possiamo prendere il bus che ci porterà all’aereo, luogo dove avverrà anche la prima figura di m del viaggio, ovvero quando, girandomi con totale non chalance per chiamare qualcuno dei miei, mi trovo faccia a faccia con una romana, la quale mi squadra per un momento e poi si mette a ridere dicendo che non è successo nulla. In seguito, avvenuto un bellissimo incontro con un’inglese, la quale mi ha gentilmente ringraziata nella sua lingua per averla travolta con lo schienale del sedile, mi concedo un po’ di riposo, interrotto ogni tanto da qualche turbolenza. Finito il viaggio in aereo, tra fontane di biscotti, nuovi amici inglesi e strani discorsi, finalmente siamo a Londra. Wow. Solo dal mettere il naso fuori dall’aeroporto tutto cambia. L’agenzia manda a prenderci due ragazzi, Luca e Giorgio, rispettivamente salernitano e bolognese. I due sono molto disponibili e simpatici, e avranno il loro bel da fare per farci prendere la metro e portarci per quel di Londra, soprattutto Gio. Alla stazione di Lytonstone finalmente ci ritroviamo fuori dai cunicoli della subway. Wow, di nuovo! Sono molto affascinata,  non faccio altro che guardarmi attorno. Di lì a poco arriva Mss Lubna, colei che dovrà ospitare me ed una compagna. Mi ha fatto simpatia a pelle, ed effettivamente è stata molto gentile durante il viaggio in macchina, dove mi è stata anche presentata la figlia. Arrivate a casa però trovo una situazione che non mi alletta: noi siam state sistemate sopra, con le camere, i servizi ed addirittura la cucina, mentre loro vivono sotto; il resto della famiglia non ci è stato presentato, e non credo lo vedremo mai, se non di sfuggita. Avrei preferito una di quelle famiglie dove vieni minimamente integrato, quantomeno mangiare assieme… e vabbe! A quanto ho capito agli altri è andata meglio sotto questo aspetto, ma pazienza. Dopo una cena non male, aver conosciuto la ragazza che convivra con noi su questo piano per tre settimane ed una doccia, mi sento distrutta. Domani avremo un sacco di cose da fare, e sono sicura che non avrò più tutto questo tempo per blaterare.
Beh, che dire, le avversità ci sono sempre, ma io son contenta. Mi aspetto tanto da questa città!  Non mi resta che attendere domani mattina! 🙂